UE: sicurezza e privacy per Internet e social network

di Tullio Matteo Fanti

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Il Safer Internet Day offre l'occasione per interrogarsi sui rischi correlati all'utilizzo dei social network anche in ambito business. Dalla comunità europea, 17 regole per un utilizzo consapevole

La VII edizione del Safer Internet Day, giornata di sensibilizzazione per un utilizzo responsabile di Internet (social network in primis), offre l’occasione per analizzare i rischi dei social media in ambito business. Non a caso, la UE ha appena rilasciato le 17 regole d’oro (semplici ma non scontate) per un utilizzo consapevole dei social network.

L’integrazione dei social network in ambienti professionali può condurre infatti a scenari di rischio da tracciare e monitorare per prevenire eventuali criticità.

Il report “Online as soon as it happens“, redatto dall’agenzia UE ENISA, che si occupa di sicurezza Internet, analizza i rischi legati all’uso di piattaforme web sociali in ambito business, focalizzando anche sull’accesso tramite dispositivi mobili.

Emerge forte l’importanza di una sorta di “formazione” che renda i i dipendenti pienamente coscienti: informazioni e profili online su Facebook o Twitter possono essere “sfruttate” anche da estranei all’azienda, in alcuni casi addirittura danneggiando seriamante la propria impresa.

Particolare attenzione va riservata poi nell’accesso da dispositivi mobili ai social network: il continuo flusso di informazioni potrebbe mettere a repentaglio la riservatezza delle stesse non solo per quanto riguarda i dati pubblicamente diffusi ma anche le informazioni riservate e critiche che possono essere carpite sfruttando falle nelle maglie della rete wireless.

Non solo, memorizzare dati sensibili sui cellulari può di per sé comportare ulteriori rischi: perdita delle informazioni in caso di smarrimento o furto del telefono, intercettazione del flusso dei dati, ecc.

Che la stessa Commissione Europea scenda in campo per insegnare agli utenti come usare i social network e che si aprano discussioni sui criteri di riservatezza dei dati su piattaforme come Facebook la dice lunga: farla semplice è un rischio, per seè ma anche per il proprio datore di lavoro. A volte, con le relative responsabilità del caso..

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