Ad aprile compio 61 anni con 37 anni di contributi e non ho figli: posso andare in pensione con Opzione Donna?
Non ha diritto all’Opzione Donna perché la Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato la misura disciplinata dall’art. 16 del D.L. n. 4/2019, che può essere richiesta soltanto dalle lavoratrici in possesso di 61 anni di età e 35 anni di contributi maturati entro il 31 dicembre 2024. Compiendo 61 anni ad aprile lei perfeziona il requisito anagrafico oltre quel termine e non rientra quindi nella platea ammessa, nonostante i 37 anni di versamenti.
Requisiti Opzione Donna da maturare entro il 31 dicembre 2024
Il requisito anagrafico di 61 anni si abbassa di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni, per cui una lavoratrice con due o più figli poteva ritirarsi a 59 anni. Entrambi i requisiti, quello di età e quello contributivo, dovevano però essere posseduti entro la fine del 2024: chi li ha completati nel 2025 o li completa quest’anno non può accedere alla misura in alcun caso.
Chi invece li aveva già perfezionati conserva il diritto senza limiti di tempo, per effetto del principio di cristallizzazione confermato dalla Circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026, e può presentare domanda anche a distanza di anni.
Le tre categorie ammesse all’Opzione Donna
Ai requisiti di età e contributi si aggiungeva l’appartenenza a una delle tre categorie di aventi diritto, condizione che deve sussistere al momento della domanda:
- caregiver, che assistono da almeno sei mesi il coniuge o la parte dell’unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, oppure un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori, il coniuge o l’unito civilmente della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti;
- invalide civili, con riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74% accertata dalle commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile;
- esuberi di aziende con tavoli di crisi, ossia lavoratrici dipendenti o licenziate da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura di cui all’art. 1, comma 852, della L. n. 296/2006, attivo alla data del 1° gennaio 2023 o successivamente.
Ricalcolo contributivo e finestre di attesa
Anche per chi vi accede l’Opzione Donna comporta costi rilevanti. L’assegno viene sottoposto a ricalcolo interamente contributivo per l’intera vita assicurativa, con una perdita tanto maggiore quanto più ampia è la quota di carriera antecedente al 1996 a cui si rinuncia. A questo si aggiunge una finestra mobile di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le autonome: deve trascorrere questo periodo tra la maturazione del diritto e il versamento del primo assegno.
Le alternative per chi non rientra nella platea
Con 37 anni di contributi e nessun figlio, nel suo caso le strade praticabili sono due. La prima è la pensione anticipata ordinaria, che non prevede requisiti anagrafici e richiede alle donne 41 anni e 10 mesi di contributi nel 2026, con una finestra mobile di tre mesi: le mancano quindi poco meno di cinque anni di versamenti, da valutare tenendo conto che dal 2027 il requisito sale a 41 anni e 11 mesi e dal 2028 a 42 anni e un mese. La seconda è l’APE Sociale, accessibile a 63 anni e 5 mesi se rientra in una delle categorie previste, tra cui caregiver, invalide civili almeno al 74% e addette a lavori gravosi. Il quadro completo degli strumenti ancora disponibili è quello della flessibilità in uscita, mentre per stimare la data effettiva di uscita e l’importo può usare il calcolo della pensione.
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