Rfid passivo: strategico per l’IT aziendale

di Noemi Ricci

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Secondo recenti studi, la soluzione ideale per il tracciamento dei beni informatici aziendali sarebbe l'adozione delle etichette elettroniche passive: meno costi e più elevate performance

L’ultimo studio Odin Technologies – società di consulenza e ricerca nel campo delle tecnologie di identificazione a radiofrequenza (Rfid) – evidenzia i benefici pratici che le aziende possano trarre dall’utilizzo dei tag passivi per tenere sotto controllo i propri beni IT.

Il rapporto conferma infatti le ottime performance delle etichette elettroniche passive – ovvero quelle non alimentate da batteria – nel tracciamento di server, computer portatili e altri dispositivi hardware.

Un impiego massiccio porterebbe a un notevole risparmio economico, rispetto alla tradizionale soluzione dei tag Rfid attivi, più ingombranti e costosi.

Lo studio focalizza in particolare sulle problematiche che possono incontrare le aziende che decidono di affidarsi alla tecnologia Rfid, identificando le soluzioni migliori da applicare e quelle da evitare, sulla base dei test effettuti.

Alcuni esempi: misura della sensibilità dei tag in funzione della potenza del reader, misura della distanza ottimale per leggere i tag, verifica del materiale più adatto su cui applicarli.

Le prove sono state effettuate in più situazioni reali differenti, montando sette tag passivi su supporti metallici di quattro produttori diversi per forma, performance e disponibilità sul mercato.

Dai risultati è emerso che le soluzioni passive sono ideali per il tracciamento dei beni informatici. Basti pensare che per fare l’inventario di 40 voluminosi server ci vogliono solo 12 secondi.
Ad ogni modo, non esiste un sistema Rfid ottimale per qualsiasi situazione: le aziende devono, quindi, prima di applicare un particolare dispositivo, valutarlo in base alle proprie esigenze.