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Cloud in Italia: gli ostacoli all’adozione

di Angela Rossoni

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Le PMI stanno scoprendo, anche se in modo molto graduale, i vantaggi del software offerto in modalità "as-a-service". Una ricerca dell'Osservatorio del Politecnico di Milano

Il tema dell’esternalizzazione di software e servizi da parte delle aziende è sempre più caldo e discusso e, soprattutto in tempo di crisi, si rivela una strategia utile per contenere i costi per l’IT, sia per quanto riguarda l’hardware, sia per il software.

Secondo una stima IDC, nel Sud Europa il cloud computing ha registrato nel 2009 un tasso di crescita pari al 40%“. Il cloud computing rappresenta per le aziende una delle opportunità di investimento più promettenti; si stima che, nel giro dei prossimi cinque anni, la spesa per le soluzioni “sulla nuvola” assorbirà una percentuale del budget IT anche del 70%.

I benefici ottenibili dall’utilizzo delle soluzioni cloud sono notevoli, in termini di flessibilità e di riduzione dei costi, sia per gli investimenti iniziali, sia per la gestione e la manutenzione delle soluzioni stesse. Questo appare più evidente di fronte all’attuale crisi e alla necessità di contenere e di razionalizzare la spesa IT.

In Italia il mercato delle soluzioni “cloud” conta diversi player di riferimento, comprese anche molte società di piccole dimensioni che stanno entrando con successo in questo settore.

Il Software-as-a-Service, in particolare, costituisce una tipologia di cloud computing molto interessante per le PMI: porta alla dematerializzazione delle risorse IT, e quindi fornisce valore aggiunto all’azienda. Dai dati e dalle intenzioni di adozione appare evidente come il potenziale di adozione sia elevato, in particolare per quanto riguarda i pacchetti gestionali semplici rivolti alle piccole imprese, le applicazioni di CRM e le soluzioni di Unified Communication.

Pure a fronte delle indubbie potenzialità del Software-as-a-Service, questo mercato si trova ancora in una fase embrionale per le PMI, anche se sono proprio queste ultime che potrebbero trarre i maggiori vantaggi dalla flessibilità e dalla economicità delle soluzioni SaaS. In base al Rapporto 2010 sulle soluzioni ICT as a Service stilato dall’Osservatorio ICT & PMI del Politecnico di Milano, solo il 3% delle PMI intervistate ha adottato soluzioni CRM di tipo as-a-service. Circa l’8% delle PMI italiane utilizza sistemi di Unified Communication e di supporto alla collaborazione. I sistemi di gestione documentale sono usati dal 10% per le imprese di dimensioni minori; la versione “as-a-Service” di questi software tuttavia, non é stata ancora adottata in percentuale significativa.

I dati finora raccolti dalle società di analisi evidenziano quindi che le soluzioni SaaS richiedono ancora dei tempi fisiologici per essere conosciute e per diffondersi, e solo sul lungo termine la loro diffusione avrà un impatto significativo sull’organizzazione dei reparti IT delle aziende.

Gli ostacoli alla diffusione del software in the cloud

Secondo l’Osservatorio ICT & PMI del Politecnico di Milano, gli ostacoli che frenano l’adozione del software “sulla nuvola” da parte delle PMI sono di tre tipi, e riguardano l’offerta di soluzioni, la domanda e le infrastrutture.

Un primo fattore che può influenzare pesantemente l’adozione di soluzioni as a Service è rappresentato dalla qualità dell’offerta, sia a livello di maturità delle soluzioni offerte, sia a livello di affidabilità dei fornitori.

Per quanto riguarda la domanda di soluzioni SaaS da parte delle PMI, questa purtroppo è ancora condizionata dalla scarsa conoscenza di tali soluzioni e dal persistere di pregiudizi e della percezione di scarsa sicurezza dei dati. Questi dubbi emergono chiaramente dall’indagine condotta di recente dall’Osservatorio ICT & PMI del Politecnico di Milano: il 79% delle aziende intervistate, scelte all’interno di un campione statisticamente significativo con un numero di dipendenti compreso fra 10 e 500, teme che la sicurezza dei dati sia inadeguata. Il 50% teme che le soluzioni “in the cloud” non siano allineate con i vincoli imposti dalle normative; il 50% teme carenze di business continuity o di disaster recovery, e il 49% teme problemi di integrazione con i propri sistemi legacy.

In realtà, le soluzioni as a Service sono in grado di garantire livelli di sicurezza al pari o addirittura migliori di quelli di soluzioni legacy. Del resto queste ultime, pur risiedendo su infrastrutture IT interne all’azienda, sono tipicamente collegate alla rete e quindi sono soggette anch’esse ad attacchi informatici.

Dal punto di vista infrastrutturale, il principale ostacolo risiede nella difficoltà di integrazione dell’applicazione delle soluzioni SaaS con i database aziendali eterogenei e nell’alto grado di frammentazione e di disaggregazione dei dati che caratterizza l’architettura IT di molte PMI italiane.

Inoltre, l’utilizzo di soluzioni as a Service richiede la disponibilità di tecnologie di connessione ad Internet a banda larga, in grado di garantire un elevato livello di servizio. La Ricerca condotta dal Politecnico di Milano ha messo in luce una situazione preoccupante da questo punto di vista: se il numero di PMI che possiede una connessione in fibra o una LAN/WAN convergente voce-dati è ancora molto limitato, circa l’8% delle imprese utilizza ancora una connessione ISDN, e il 3% addirittura non possiede una connessione ad Internet.