Pensioni 2023, l’aumento per la rivalutazione slitta a marzo

Risposta di Barbara Weisz

Gianni chiede:

Sono un pensionato italiano, con residenza fiscale all’estero. Nel cedolino pensione di febbraio non ho notato aumenti dovuti a rivalutazione pensioni: come mai? La perequazione automatica si applica anche ai trattamenti degli italiani iscritti AIRE oppure no?

La rivalutazione delle pensioni riguarda anche gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE. Il motivo per cui lei non vede ancora la variazione risiede nel fatto che l’INPS è in ritardo, trovandosi ancora in fase di ricalcolo delle prestazioni superiori a quattro volte il trattamento minimo, per le quali la perequazione piena al 7,3% è stata invece già calcolata nei cedolini con decorrenza 1° gennaio.

L’aumento delle pensioni dovuto alla rivalutazione per molti slitta a marzo. In base a quanto comunicato, l’INPS è indietro con l’adeguamento degli importi. Lo ha ufficializzato l’Istituto di previdenza con una nota odierna:

Dal 1° gennaio, l’INPS ha provveduto ad attribuire la rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali nella misura del 100% a tutti gli utenti che abbiano ottenuto in pagamento, nell’anno 2022, rate di pensione per un importo inferiore o uguale a € 2.101,52 (quattro volte il trattamento minimo). Per tutti gli altri pensionati, nel mese di marzo 2023, l’INPS procederà ad attribuire la perequazione in percentuale in base all’importo annuale in pagamento, come previsto dall’art. 1 comma 309 della legge di bilancio. Nel mese di marzo saranno inoltre posti in pagamento anche gli arretrati riferiti ai mesi di gennaio e febbraio 2023.

L’Istituto aveva annunciato il completamento della procedura per febbraio, lasciando intendere che sarebbero stati interessati gli assegni relativi alla mensilità di quel mese, tuttavia – come nel suo caso – nel cedolino pensione di febbraio (già disponibile online) in molti casi non figura la perequazione.

Calendario aumento pensioni INPS

Ripercorriamo brevemente il calendario INPS degli adeguamenti all’inflazione per il 2023.

  • Con la pensione di gennaio sono stati applicati gli aggiornamenti dei trattamenti che subivano una rivalutazione al 100% (dunque, con le stesse regole 2022), ossia quelle sopra indicate (fino a quattro volte il trattamento minimo, ossia fino a circa 2100 euro lordi al mese). Per tutte le altre pensioni era necessario attendere.
  • Gli aumenti rimanenti erano attesi a febbraio. Questo perchè la Legge di Bilancio, che ha cambiato le norme sulle percentuali di rivalutazione, è entrata in vigore soltanto il primo gennaio. Pertanto, l’INPS doveva aspettare almeno tale data per dare avvio al ricalcolo sulla base delle nuove regole.
  • L’ingente mole di assegni da rivalutare sta richiedendo più tempo del previsto all’INPS. L’Istituto di previdenza completerà le operazioni entro febbraio, con applicazione degli aumenti dovuti alla perequazione automatica a partire dal cedolino di marzo.

Cedolini di febbraio senza rivalutazione

Sono dunque ancora in corso le operazioni per le pensioni più alte di 4 volte il trattamento minimo. Evidentemente, lei ricade in questa secondo fattispecie (verifichi anche se non ci sono conguagli d’imposta e di perequazione che “azzerano” l’atteso aumento (deve guardare voce per voce cosa dice il cedolino). Ma è solo una questione di tempo: nel momento in cui arriva la rivalutazione, presumibilmente a marzo, l’INPS versa anche gli arretrati da gennaio.

Come aumentano le pensioni da marzo 2023

Le ricordo le regole 2023 per la rivalutazione pensioni. L’indicizzazione piena corrisponde a +7,3%,  ma questo indice si applica in base a specifiche aliquote percentuali per fasce di reddito pensionistico:

  • tra quattro e 5 volte il minimo (fino a 2.625 euro lordi): indicizzazione all’85% (aumento effettivo del 6,2%)
  • tra 5 e 6 volte il minimo (tra 2.625 e 3.150 euro lordi): indicizzazione al 53% (aumento effettivo del 3,8%)
  • tra 6 e 8 volte il minimo (tra 3.150 e 4.200 euro lordi): indicizzazione al 47% (aumento effettivo del 3,4%)
  • tra 8 e 10 volte il minimo (tra 4.200 e 5.250 lordi): indicizzazione al 37% (aumento effettivo del 2,7%)
  • oltre 10 volte il minimo (oltre 5.250 euro lordi): indicizzazione al 32% (aumento effettivo del 2,3%).

 

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Risposta di Barbara Weisz