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Ultra Wideband: dimentichiamo i fili

di Alessandro Longo

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Tra Bluetooth e WiFi c'è un'altra tecnologia che ci aiuterà a tagliare i fili del nostro ufficio: l'Ultra Wideband (UWB)

C’è una tecnologia wireless innovativa che ha scelto il 2007 per palesarsi; ancora molto poco conosciuta, ha le carte in regola per entrare presto e bene nelle case e negli uffici. Offre scenari d’uso nuovi rispetto a quelli possibili ora con il bluetooth o con il WiFi. La tecnologia si chiama Ultra Wideband (UWB) e ha ricevuto a fine marzo la certificazione Iso. PMI.it l’ha vista in azione, su prototipi e prodotti commerciali, prima al Ces di Las Vegas (a gennaio) e poi al Cebit di Hannover (a marzo), due tra le principali fiere tecnologiche al mondo.

In sostanza, UWB promette di dare il colpo di grazia ai tanti fili che ancora intralciano la vita domestica e lavorativa dell’utente PC. Completa il lavoro che WiFi e Bluetooth non sono ancora riusciti a ultimare, in questa missione. All’UWB si appoggia la tecnologia chiamata USB Wireless, perché ha le velocità dell’USB ma è senza fili.

Permette di trasferire dati fino a 480 Mbps a 2 metri di distanza; 200 Mbps a 4 metri e 100 Mbps a 10 metri. È quindi 500 volte più veloce rispetto al Bluetooth (che funziona a qualche metro di distanza). Surclassa in velocità pure l’attuale WiFi (54 Mbps teorici; in realtà, una ventina). La futura versione del WiFi (802.11n) arriva a 100 Mbps in un raggio di 100 metri. In più, il WiFi consuma ancora troppa energia, il che lo rende meno adatto dell’USB Wireless a convivere con dispositivi di piccole dimensioni.

In questo scenario, il WiFi conserverebbe la propria utilità come sistema per reti locali (grazie alla propria copertura). Il Bluetooth resta utile per connessioni con piccoli scambi di dati (per esempio cuffie del cellulare) tra terminali di dimensioni ridotte, per i quali forse ancora non vale la pena introdurre l’UWB. Un altro dei motivi per cui l’USB Wireless ha, probabilmente, le gambe lunghe per correre è che è figlio dell’USB-IF, cioè lo stesso forum di aziende che ha dato vita all’Universal serial bus (USB). L’USB è ad oggi, il metodo più popolare per connettere terminali tra loro tramite fili. Tra i sostenitori del passaggio dell’USB al wireless c’è Intel, che capeggia lo sviluppo della nuova tecnologia. USB If ha tra i membri fondatori anche Philips, HP, Microsoft, Nec, Agere Systems.

Prodotti UWB anche di altre aziende, però, cominciano ad mostrarsi. Si consideri che USB-IF ha certificato a fine 2006 i primi prodotti USB Wireless. Arriveranno sul mercato nel secondo trimestre 2007. «I primi prodotti saranno semplici adattatori, un dongle USB e un Hub e costeranno tra i 150 e i 199 dollari al pubblico», spiega Jeff Ravencraft, presidente dell’USB-IF. Si collegano via USB alle periferiche che non hanno il supporto nativo UWB e che così possono comunicare tra loro senza fili. Il tipico scenario che si apre, grazie all’alta velocità dell’UWB, è collegare senza fili un computer o un palmare a una Tv Lcd.

È così possibile proiettare su uno schermo più grande quanto è visualizzato su uno più piccolo. Per esempio, una presentazione, immagini, un gioco, un film. Un software statistico o di utilizzo medicale. L’alta velocità permette ciò che né il WiFi né tanto meno il Bluetooth concedono: lo streaming di video e dati pesanti. Tutte le altre connessioni, anche al monitor, sono fatte via UWB.

Ad Hannover, in particolare, abbiamo visto uno dei primissimi dongle UWB in azione. È dell’azienda taiwanese Magic control technology (Mct). Oltre all’antenna, integra un proiettore e un display video. Quanto alle immagini trasferite da un computer ad altri schermi, supporta una risoluzione fino a 1280 x 1024. Si usano due dongle insieme, uno connesso al computer e l’altro alla (o alle) Tv, eventualmente con un adattatore USB-S-Video. Permettono di trasferire il video one-to-one e one-to-many. Cioè, da uno schermo a un altro oppure lo stesso video (o immagine, o presentazione) verso tanti terminali contemporaneamente.

Mct nota che uno degli scenari d’uso più ovvio è trasferire così una presentazione power point a tutti i Pc dei partecipanti a un meeting aziendale, senza bisogno di cavi o di configurazioni. Un altro dei vantaggi dell’USB Wireless rispetto al Bluetooth è che consente connessioni facili e automatiche come quelle dell’USB normale. Si sa invece che il pairing di dispositivi Bluetooth è ancora un po’ laborioso; non a caso produttori come Nokia e Motorola, per renderlo più immediato, sono al lavoro per affiancargli la tecnologia Near field communications.

È uno scenario che diventerà importante soprattutto «con l’arrivo dei primi prodotti che integrano l’USB Wireless, in forma di chip sulla scheda madre o di schede; per esempio: fotocamere, cellulari, computer, stampanti, palmari…», dice Ravencraft. «I primi saranno entro fine anno, ma ne arriveranno tanti soprattutto dal 2008».

L’osservatorio In-Stat prevede che nel 2007 saranno 11 milioni i prodotti contenenti porte USB Wireless. Saliranno a 289 milioni nel 2010. I terminali che integrano l’UWB potranno collegarsi direttamente tra loro senza bisogno di adattatori. Oppure ad altri terminali che non integrano l’UWB ma che sono dotati di adattatori. Fare a meno di questi ultimi e integrare l’UWB a livello di chip è una comodità per l’utente, ma non solo; apre anche altri scenari d’uso, con dispositivi ai quali sarebbe impossibile o poco pratico collegare adattatori.

Per esempio, prevede USB-If, grazie a chip integrati si potranno inviare immagini a una stampante da un cellulare o da un macchina fotografica. O tra macchine fotografiche. Oppure ascoltare sull’autoradio la musica contenuta in un cellulare o in un lettore Mp3.

L’ultimo intoppo che all’UWB resta da superare non è tecnologico, ma burocratico. Ha già ottenuto la certificazione di Ecma e di Iso, ma in Europa non è ancora stato assegnato uno spazio per UWB nello spettro. Laddove invece negli Usa occupa (dal 2002) i 3,10-10,6 GHz e in Giappone i 7,25-10,25 GHz. Una direttiva europea, però, in gennaio ha chiesto ai Paesi membri di fare spazio all’UWB, segno dell’interesse e del riconoscimento che già questa tecnologia suscita. Il Regno Unito si è già adeguato, legalizzando l’UWB. Presto dovrebbe toccare anche all’Italia, sperando che non faccia eccezione in Europa, replicando i ritardi che già hanno minato la vita del WiMax. Ma l’UWB, a differenza del WiMax, non pesta i piedi dei grandi operatori TLC, quindi dovrebbe essere meno complicato legalizzarlo.