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Banda ultra larga alle imprese, missione in alto mare

di Alessandro Longo

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Insufficienza di risorse e mancanza di un piano nazionale ostacolano la diffusione della banda ultralarga tra le PMI: analisi di scenario.

È ancora una grossa incognita se riusciremo a portare una connessione adeguata a tutte le aziende italiane. Soprattutto le PMI, che a differenza delle grandi non hanno la forza di comprare un accesso fibra ottica ad hoc e spesso sono costrette ad aspettare che un operatore le copra con la nuova rete. Il problema è così riassumibile: risorse incerte e nessuna strategia nazionale. È vero per l’obiettivo di portare la banda ultra larga a tutta la popolazione, ma lo è ancora di più per la copertura delle aziende. Per la quale non c’è nessun piano nazionale specifico.

=>Rapporto Caio: un Piano Nazionale per la Banda Ultralarga

Ma le aziende hanno bisogno di banda ultra larga prima delle famiglie, perché hanno una grande fame di banda, soprattutto di upload, spinta dai servizi cloud e di videoconferenza HD. Come sappiamo, l’Italia soffre del peccato originale di non avere una rete via cavo e quindi di aver affidato la propria banda larga, per anni, alla sola Adsl (sostanzialmente; con qualche eccezione). Dove però la banda di upload arriva al massimo a 1 Megabit. La fibra ottica è la soluzione, ma copre una netta minoranza dell’Italia, pari al 18% della popolazione (per un misto di Fttc Vdsl2 e Ftth). Non ci sono ancora studi sulla copertura banda ultra larga delle aziende, ma il sospetto è che sia inferiore rispetto alla percentuale delle famiglie. Ccosì è stato, del resto, per l’Adsl.

Banda larga nei distretti industriali italiani insufficiente

Non a caso, un crescente numero di aziende si affidano al fixed wireless broadband (WiMax e tecnologie simili), come affermato dall’operatore NGI (Eolo) durante la convention annuale di inizi aprile. Hanno fame di upload, appunto. A fronte di queste esigenze, quale è la risposta dello Stato?

“Molto poco si sta muovendo in questo ambito. Per esempio, stiamo lavorando a un progetto per portare banda ultra larga a tutte le imprese del Sud, grazie al nuovo fondo strutturale di competitività e abbiamo calcolato che ci servono almeno 550 milioni di euro”.

Lo spiega a PMI.it, da Infratel, l’inhouse del ministero dello Sviluppo Economico che fa i bandi per portare banda larga nelle zone a fallimento di mercato. È un fondo nazionale di 3 miliardi ma ancora il Governo non ha deciso quanto darne alla banda larga. Al momento ci sono i bandi di gara regionali per portare la banda ultra larga alla popolazione del Sud. Solo quello recentissimo della Puglia ha la particolarità di essere focalizzato sulla copertura delle imprese. “Per il Centro-Nord è buio pesto”, dicono da Infratel.

Bando per la banda ultra larga in Puglia

“I fondi europei 2014-2020 (Fesr e Feasr) sono insufficienti anche per l’obiettivo di coprire il 100% della popolazione con i 30 Megabit”.

Secondo stime Infratel servirebbero 2,5 miliardi di euro pubblici, ma l’accordo di partenariato ne individua meno della metà. Per altro li frammenta in 20 Programmi Operativi Regionali, di cui le regioni del Sud ne beneficiano per  il 70%.

Nuovi fondi UE per PMI e Digitale: coperta troppo corta?

Insufficienza di risorse e mancanza di un piano nazionale (non frammentato tra le Regioni) è il motivo per cui la Commissione Europea ha bocciato la prima versione di accordo di partenariato Italia-Europa per i nuovi fondi infrastrutturali europei. Il CIPE ne ha mandato una nuova a Bruxelles pochi giorni fa senza però novità sostanziali, a quanto sembra, ma solo una più chiara formulazione di intenti. L’Italia può contare anche su un Fondo sviluppo e coesione, nazionale. Che però, nota Infratel,

“pare ad oggi ancora incerto. Secondo il Dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati n.95 del 1 dicembre 2013 sarà difficile prevedere stanziamenti così ingenti prima del 2017”.

Sì, è una buona notizia che il DEF per la prima volta parli anche di banda larga ma non contiene nessuna novità sostanziale a riguardo. La citazione è più che altro la promessa che il Governo è attento a questi temi. Ma finora è stata finora solo una promessa, appunto. Non confermata dai fatti. Lo dimostra anche la vicenda del nuovo decreto scavi (MiSE-MIT), che dovrebbe servire a facilitare l’attività di copertura di rete: Destinazione Italia chiedeva che venisse fatto entro il 23 aprile, ma i lavori sono ancora in alto mare.

Di fronte a queste incertezze politiche e istituzionali, alle aziende non resta che sperare nei piani commerciali degli operatori. E nell’arrivo degli incentivi previsti dallo stesso Destinazione Italia per le PMI che investono in infrastrutture di rete

Destinazione Italia: i contributi per il Digitale nelle PMI

La speranza che il Governo faccia seguire i fatti alle parole sull’importanza del digitale e della banda larga non è ancora morta. Ma ultimamente non se la passa benissimo.

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