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Nuovi fondi UE per PMI e Digitale: coperta troppo corta?

di Alessandro Longo

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Raggiunto l'accordo sui fondi per il Digitale in Italia e l'innovazione nelle imprese: in arrivo oltre 4 miliardi, tanti ma forse non abbastanza per una vera svolta.

La battaglia per il Digitale in Italia e gli incentivi alle PMI innovative si è spostata sui finanziamenti europei. In questi giorni si sono definite le cifre in gioco, all’interno della bozza dell’Accordo di partenariato, ossia il documento di strategia di livello nazionale che indica gli interventi su cui si concentrerà l’impiego dei Fondi strutturali UE 2014-2020.

Fondi disponibili

Sul tavolo ci sono 3,6 miliardi di euro per i temi dell’Agenda Digitale: il 35% per la banda larga, il resto per PA digitale e incentivi alla domanda (alfabetizzazione).

  • Metà dei finanziamenti provengono da Fondi UE, ma trattandosi di risorse FESR e FEASR saranno sbilanciati a favore delle regioni meno sviluppate.
  • Metà sono co-finanziati dall’Italia, tramite il Fondo di rotazione di cui alla legge n. 183/1987 (che la legge di Stabilità 2014 ha previsto nella misura di 24 miliardi di euro) e fondi regionali (che il Ministero della Coesione territoriale quantifica essere il 30% del totale).

A parte nell’Accordo, sono previsti circa 500 milioni di euro per sostenere l’ICT in azienda (in particolare nelle PMI). A tutto questo va sommata una quota, ancora imprecisata, dei 54 miliardi di euro del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), rivolti per l’80% alle regioni meridionali. Tutto questo basterà per realizzare l’Agenda Digitale, considerando i gravi ritardi dell’Italia nei confronti del resto d’Europa (per ridotti investimenti pubblici e privati nell’ultimo decennio)? Vediamo gli indizi secondo cui gli attuali fondi sono utili ma non sufficienti.

Fondi insufficienti?

Ammontare dei fondi. Il premier Letta a ottobre diceva che dei fondi strutturali europei destinati all’Italia – 31 miliardi di euro – doveva andare il 10% all’Agenda Digitale, mentre con questi 1,8 miliardi di euro siamo a poco più della metà. Che servano più soldi è evidente anche dalle richieste dell’Agenzia per l’Italia Digitale (che voleva 8-10 miliardi per l’Agenda) e dai grandi ritardi italiani per temi come la copertura della banda ultra larga: per il Ministero dello Sviluppo Economico servono 2,5 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi 2020 (30 Megabit a tutti, 100 megabit al 50% degli Italiani).

Distribuzione geografica. Lo sbilanciamento dei fondi europei e nazionali a favore di poche regioni rischia di creare buchi difficilmente colmabili, nello sviluppo del Digitale in Italia. Un tema sono le misure previste in Destinazione Italia, che dovrebbero reggersi appunto sui fondi strutturali. I sostegni alla ricerca e alle PMI che investono in ICT rischiano di non essere finanziabili nel Centro-Nord. Il MiSE è all’opera per estendere i fondi anche a queste regioni con una soluzione che dovrebbe passare dal dialogo con l’Europa. In questi casi, però, i tempi sono lunghi. L’alternativa è trovare risorse da altre voci, svincolate dall’Accordo di partenariato.

Destinazione dei fondi. Non bisogna dimenticare poi il rischio, sempre presente per i fondi europei destinati all’Italia, che le Regioni li sprechino in piani non armonizzati o non li riescano a utilizzare tutti. E’ quanto successo (entrambe le cose) con i fondi della scorsa programmazione (2007-2013). “Cronica incapacità di spesa delle risorse europee da parte delle Regioni e interventi troppo frammentati nei vari piani regionali”, dice Alessandra Poggiani, esperta di questi temi (ha lavorato presso La Sapienza di Roma e l’Imperial College London). “In altri Paesi europei ci sono piani nazionali per usare i fondi europei; ma da noi, il titolo quinto della Costituzione dà la competenza alle Regioni”, continua. Per questo motivo, Roberto Sambuco del MISE si sta battendo da tempo perché l’Italia vari un Piano Nazionale per le risorse dell’Agenda digitale.