Tracciabilità  alimentare hi-tech, a tutela del Made in Italy

di Noemi Ricci

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Che le normative europee sul tema della tracciabilità  alimentare siano ormai vecchie di un decennio è un dato di fatto. Le regole imposte, e verosimilmente rispettate, da tutti i paese dell'Unione Europea risentono del passare del tempo e devono necessariamente essere riviste.

Questa è la sensazione degli esperti del settore, confermata dall'indagine realizzata dal Cedites in collaborazione con Aton Spa, che auspicano nei prossimi quattro anni una sostanziale revisione delle norme.

Quello che ci si aspetta in realtà  è una ancora maggiore attenzione sulla tracciabilità  ed un massiccio utilizzo delle tecnologie che nel frattempo si sono sviluppate nel settore, come i tag Rfid, i tag di tipo organico, i middleware di gestione, ecc.

Tali innovazioni tecnologiche che permetterebbero una migliore tracciabilità  alimentare sono infatti ora a disposizione delle imprese e sono quindi pronte ad essere introdotte nel processo di produzione dell'intera filiera.

L'aggiornamento normativo, tra l'altro, viene richiesto dai consumatori sempre più attenti e consapevoli dei prodotti acquistati. Soprattutto in Italia, dove la sensibilità  sulla qualità  degli alimenti è alta e dove l'orgoglio del Made In Italy è alto.

Tornando al rapporto, nello specifico la Seconda Edizione dell’Insider Report sullo Sviluppo della Tracciabilità  Alimentare, l'obiettivo è quello di fotografare i principali fenomeni in atto nella tracciabilità  alimentare e identificare i principali trend per i prossimi 4 anni.

Il modello di analisi “mette a confronto per ogni anello della filiera del food quattro parametri: lo stato di adozione, il commitment degli utenti, le opportunità  potenziali e le resistenze”.

Nello specifico la Grande Distribuzione Organizzata si evidenzia come il principale sostenitore, in quanto beneficiario, della tracciabilità  evoluta per l'incremento della produzione, sicurezza e controllo della filiera alimentare attraverso le tecnologie.