Antitrust, stangata a Vodafone e Tim

di Francesca Mancuso

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L'Authority multa le due compagnie per aver cambiato i piani telefonici senza avvertire in maniera aeduaguata la clientela

Una multa di 500 mila euro per aver modificato i piani tarrifari senza informare in maniera adeguata e completa i clienti. Con questa motivazione, Vodafone e Tim dovranno sborsare un miliardo del vecchio conio. Ad annunciarlo è l’associazione Altroconsumo, che lo scorso agosto aveva denunciato all’Authority i due operatori di telefonia per pratiche commerciali scorrette. Questi ultimi, com’è noto ai clienti, avrebbero modificato arbitrariamente i piani tariffari, inviando talora un semplice sms di avviso, convertendoli in altre tariffe più onerose. Da 49 euro ad 83 l’aumento dei costi medi per anno, con picchi di aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%. Inoltre, secondo i rilievi di Altroconsumo, accolti dall’Antitrust, «la mancanza di informazione e trasparenza ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe», e le modalità di attuazione della portabilità e di rimborso del credito residuo.

Una sanzione pesante, dunque, il massimo della pena. Telecom è stata anche multata dall’Antitrust per 300mila euro, per alcuni piani tariffari Alice. In particolare, riguardo ai piani tariffari “maxxi alice facile”, “tutto relax internet”, “alice mobile data kit compreso” e “maxxi alice 100”, non avrebbe informato adeguatamente i clienti del fatto che, superato il bundle, le tariffe extrasoglia avrebbero potuto comportare una spesa estremamente elevata senza contare il fatto che agli utenti non era stata data la possibilità di monitorare il superamento del bundle e di controllare il traffico dati over bundle. Ma non finisce qui. Vodafone e Tim sono stati multati per 58 mila euro anche dall’autorità per le Telecomunicazioni, per carenza informativa sulle modifiche tariffarie.

«L’intervento dell’Antitrust – sottolinea Paolo Martinello, presidente dell’Associazione Altroconsumo – dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese. L’istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l’ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti».

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