Usa: assegnate le frequenze tv

di Roberta Donofrio

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Verizon e At&t si aggiudicano l'asta per le frequenze della tv digitale. Google resta a mani vuote ma propone alla FCC di utilizzare gli spazi bianchi in modalità wireless

Si è conclusa la settimana scorsa l’asta per l’assegnazione delle frequenze USA lasciate libere dalla tv per il trasferimento dall’analogico al digitale. Ad aggiudicarsi gli spazi etere da 700 megahertz sono state le due grandi compagnie delle telecomunicazioni Verizon e At&T.

Verizon, con un investimento superiore ai 9 miliardi di dollari, ha strappato a Google il gruppo C delle frequenze che copre l’area più vasta del territorio americano, mentre At&t con oltre 6 miliardi ha potuto aggiudicarsi una decina di licenze regionali, tra cui New York e Philadelphia. Il valore complessivo dell’asta si aggira intorno ai 20 miliardi di dollari.

Alle due società spetta il compito di incrementare i servizi di traffico dati e voce e di migliorare il WiMax e le altre tecnologie wireless a banda larga di nuova generazione. Ma la novità introdotta dalla Federal Comunications Commision (FCC) consiste nell’obbligo degli assegnatari di avviare delle piattaforme aperte. Le nuove reti,infatti dovranno essere aperte a ogni tipo di dispositivo mobile e a qualsiasi contenuto, senza escludere i terminali e le applicazioni utilizzate da compagnie concorrenti.

A suggerire questa nuova condizione è stato proprio Google, il colosso di Internet che clamorosamente è uscito dall’asta a mani vuote. La società di Mountain View non si è certo data per vinta, anzi in questi giorni Richard Witt, responsabile legale delle telecomunicazioni di Google da Washington, ha inviato una lettera alla Fcc per richiedere lo sfruttamento dello spettro wireless delle frequenze televisive inutilizzate così da far comunicare i device mobili in Rete, senza che vi siano interferenze di alcun tipo.

Lo sfruttamento del cosiddetto “spazio bianco” consentirà ai cittadini americani l’accesso con connessioni senza fili ovunque e permetterà anche ai provider ignorati dall’asta di competere nell’offerta di servizi di telecomunicazione.