Wi-Fi libero, il Parlamento fa marcia indietro

di Filippo Vendrame

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Dopo l’approvazione del Decreto Fare – in cui era contenuta una norma per la “liberalizzazione del Wi-Fi” da tutti i vincoli che ne impedivano la diffusione su aree pubbliche – arriva una pesante tegola che viceversa potrebbe mettere la parola fine all’uso pubblico del Wi-Fi in Italia.

In commissione alla Camera sono stati approvati una serie di emendamenti con obblighi impossibili da rispettare per chiunque voglia implementare una rete Wi-Fi da offrire gratuitamente al pubblico.

Le anticipazioni sugli emendamenti, fornite dal Ministero a PMI.it facevano invece pensare ad emendamenti volti alla semplificazione, mentre alla fine si è arrivati all’esatto opposto:

=>Wi-Fi: il Governo corregge il Decreto Fare


Gli emendamenti riformulano due commi del famoso articolo 10 del Decreto Fare in cui si parla di Wi-Fi pubblico:

1. Quando non costituisce l'attività  commerciale prevalente del gestore del servizio, l'offerta di accesso ad internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Non trovano applicazione l'articolo 25 del decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259 e l'articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155. Resta fermo l'obbligo del gestore di garantire la tracciabilità  del collegamento attraverso l'assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico dell'associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l'accesso alla rete internet.

2. Il trattamento dei dati personali necessari per garantire la tracciabilità  del collegamento di cui al comma 1 è effettuato senza consenso dell'interessato, previa informativa resa con le modalità  semplificate di cui all'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e non comporta l'obbligo di notificazione del trattamento al Garante per la protezione dei dati personali.

=>Confronta con il testo originale del Decreto Fare

Come fa notare Stefano Quintarelli, uno dei parlamentari più attivi sui temi digitali del Paese, se queste norme venissero davvero approvate, l’esercente o chiunque dovesse decidere di offrire una rete Wi-Fi pubblica dovrebbe dotarsi di un’infrastruttura complessa ed economicamente insostenibile.

L’esercente dovrebbe infatti disporre di un SysLog Server cioè di un server che registra e mantiene tutti i dati d’accesso. Inoltre, dovendo offrire IP rintracciabili, dovrebbe fornire IP pubblici e non appartenenti ad una rete privata (come in tutte le normali reti Wi-Fi dietro ad un router).
IP impossibili o quasi da ottenere, in quanto oramai esauriti. In ogni caso, anche riuscendo a ottenerli, l’esercente dovrebbe disporre di una rete che ruoti gli IP, assegnandoli progressivamente ad ogni utente che si collega alla rete wireless pubblica.