Osservatorio eGovernment 2010

di Alessandro Vinciarelli

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Presentati in occasione dello Smau 2010 i risultati dell'Osservatorio eGovernment 2010 dello School of Management del Politecnico di Milano: il 75% ha un progetto attivo, ma la metà fallisce. Scarsa la capacità di programmazione e di promozione.

Presentata allo Smau 2011 di Roma la ricerca dell’Osservatorio eGovernment 2010 dello School of Management del Politecnico di Milano, condotto su 650 Pubbliche Amministrazioni locali tra Comuni, Province e Regioni, dal quale emerge che quasi il 75% degli Enti Locali ha un progetto di eGovernment attivo, oltre la metà ne ha più di due e il un quarto da tre in su.

Nelle prospettive future, oltre il 65% delle Province ha in programma di avviare un’iniziativa di innovazione nei prossimi 12 mesi, la percentuale sale all’85% tra i Comuni, con più del 45% che prevede di mettere in opera almeno 2 progetti.

Ma non lo scenario non è così roseo come sembra. Sono circa 10 anni che l’Italia ha inziato a sviluppare piani di eGovernment, termine con il quale si intende un processo di cambiamento organizzativo volto a migliorare la modalità di interazione tra la PA e la sua utenza, con il supporto delle tecnologie. Ad oggi però solo il 16% delle amministrazioni offre la possibilità di inoltrare on-line i documenti e meno dell’8% permette di avviare e concludere per via telematica l’intero iter relativo al servizio richiesto. 

Preoccupante il dato che rivela che quasi il 50% dei progetti gestiti in autonomia dalle Province e il 63% di quelli gestiti in autonomia dai Comuni fallisce.

Va meglio nel caso in cui i progetti vengono gestiti in collaborazione con altri Enti, poiché in questo caso risultano più qualificanti, efficaci e meglio rispondenti agli obiettivi finali. Di contro però la progettazione congiunta porta spesso ad una maggiore complessità organizzativa e ad un allungamento dei tempi.

Scarsa inoltre la capacità di programmazione degli Enti Locali: meno del 60% degli enti si preoccupa di definire quali siano icosti per la manutenzione ordinaria delle soluzioni sviluppate e meno del 50% per quella evolutiva. Così, anche nei casi in cui il progetto si conclude con successo, l’iniziativa di innovazione rischia di fallire (nel 40% dei casi)  dopo uno o due anni per mancanza di fondi. 

Nel complesso quindi, analizzando l’andamento con una distanza di tre anni, un’iniziativa su due fallisce se intrapresa da un singolo Ente, vanno male due progetti su tre quando a realizzarli è un’aggregazione di più Comuni. 

Dunque la ricerca fotografa da un lato dei passi avanti compiuti dagli Enti Locali nello sviluppo dell’eGovernment, dall’altra però emergono ancora delle difficoltà e delle incertezze nell’avviare, progettare e realizzare la soluzione più adatta alle proprie esigenze, legate in particolar modo alla complessità delle differenti tipologie di competenze richieste. 

A far decidere le PA se avviare o meno un’iniziativa di eGovernment sono l’obbligo normativo e la disponibilità di co-finanziamenti esterni. Fondamentale soprattutto qesto ultimo punto, visto che la mancanza di fondi è la prima causa bloccante di stop per le iniziative di eGovernment insieme alla mancanza di sostegno da parte dell’attuale classe politica, che ing generale mostra un basso livello di interesse.

In generale l’Italia si presenta fortemente disomogenea nei confronti di questa tipologia di iniziative, da una parte ci sono Comuni di capoluoghi che si sono strutturati dedicando più di 20 persone alle iniziative di innovazione, dall’altra ci sono realtà dello stesso tipo e dimensione che riservano a tale scopo solo 2 addetti.

In quest’ottica le dimensioni non sono determinanti nel definire il grado di rinnovamente degli Enti Locali. Si rileva infatti un gran numero di Comuni anche al di sotto dei 30.000 abitanti che hanno svolto questo ruolo coinvolgendo altri Enti nelle proprie iniziative di innovazione. 

Scarsa infine anche la capacità degli Enti di promuovere le soluzioni realizzate, causando così un limitato utilizzo dei servizi di eGovernment da parte dell’utenza. In realtà quasi il 90% degli Enti dichiara di prevedere una qualche forma di marketing nei propri progetti, ma ben il 95% non utilizza sistemi per misurarel’efficacia delle attività di comunicazione e quasi il 50%non sa dire se ci siano stati degli effetti positivi derivati dalle attività realizzate.  

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