Israele, la campagna del governo per curare l’immagine del Paese all’estero

di Lorenzo Gennari

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Il governo israeliano ha creato una campagna ad hoc per difendere l'immagine del paese all'estero. Spot e vademecum su Internet incitano i viaggiatori israeliani a fare la loro parte

«Sei stufo di vedere come veniamo rappresentati all’estero? Adesso anche tu poi dare una mano». È questo uno dei messaggi lanciati dal sito internet creato ad hoc dal ministro per l’informazione Yuli Edelstein per difendere l’immagine di Israele all’estero.

Il target dello spot è quello del viaggiatore che sta per recarsi all’estero (si tratta complessivamente di quattro milioni di persone all’anno). Il sito Masbirim, che fa da fulcro di tutta la campagna, propone al viaggiatore di portare con sè un vademecum che lo aiuterà ad ingaggiare schermaglie polemiche con i denigratori in cui potrebbe imbattersi. Sono inclusi alcuni consigli pratici come «esprimersi in maniera chiara e stringata», «ascoltare con attenzione le tesi altrui» e «non rinunciare mai ad una dose di umorismo».

Gli spot, per lo più ironici, sono anche in televisione e alla radio, nei mezzi di informazione a circuito chiuso dell’aereoporto di Tel Aviv e in opuscoli distribuiti negli spazi correlati.

In uno di questi video, si vede una finta giornalista televisiva francese che informa, con tono concitato e preoccupato, circa «nuovi tuoni di guerra avvertiti in tutto Israele». Alle sue spalle si vedono però gli effetti dei fuochi pirotecnici della Festa di Indipendenza.

In un altro spot si vede procedere una carovana di cammelli nel deserto. Un giornalista anglosassone con corpetto militare spiega che gli israeliani «trasportano merci, acqua e munizioni a dorso di cammello&raquo e che questo animale viene anche utilizzato nella cavalleria.

Altro spot, altra sorpresa: una allegra giornalista spagnola spiega che gli israeliani si cibano essenzialmente di carne alla brace: «Primitivo, ma delizioso», commenta nel finale. Al di là dell’efficacia della campagna, di sicuro c’è che agli israeliani la fantasia non manca.

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