Pensione Polizia con moltiplicatore: come si calcola l’assegno a 55 e a 60 anni

Risposta di Anna Fabi

Pubblicato 21 Gennaio 2025
Aggiornato 7 Ottobre 2026 12:50

Ezio chiede:

Sono assistente capo di polizia e andrò in pensione a 55 anni con 43 anni +1 di contributi: avrò diritto al moltiplicatore?

Con un’uscita a 55 anni non spetta il moltiplicatore della pensione: per la Polizia di Stato, che non ha l’ausiliaria, l’incremento del montante si applica solo a chi cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età (art. 3, comma 7, del D.Lgs. n. 165/1997). I 43 anni e 1 mese di contributi danno diritto alla pensione di anzianità, calcolata senza la quota aggiuntiva.

Requisiti del moltiplicatore per la Polizia di Stato

Il moltiplicatore nasce per il comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico come compensazione per chi esce con il sistema misto o contributivo al limite di età. Per i militari opera in alternativa all’ausiliaria; per Polizia di Stato e Polizia penitenziaria è riconosciuto alla cessazione per limiti di età previsti per la qualifica. L’anzianità contributiva elevata e il diritto alla pensione anticipata non sono requisiti del beneficio: chi lascia prima del limite lo perde.

Come si calcola la pensione: quote e moltiplicatore

La pensione di un poliziotto nel sistema misto si compone di due quote:

  • quota retributiva, pari al 2,44% della base pensionabile per ogni anno di anzianità maturato al 31 dicembre 1995, applicato alla Polizia di Stato dal 1° gennaio 2022 (art. 1, comma 101, della legge n. 234/2021; circolare INPS n. 44 del 23 marzo 2022);
  • quota contributiva, pari al montante dei contributi versati dal 1996 moltiplicato per il coefficiente di trasformazione dell’età di uscita; la tabella parte dai 57 anni, coefficiente usato anche per le uscite precedenti.

Quando spetta, il moltiplicatore aggiunge al montante cinque volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio per l’aliquota del 33%, e quindi entra nella sola quota contributiva.

Il caso: uscita a 55 anni o al limite di età

Ipotesi: 8 anni di anzianità al 31 dicembre 1995, base pensionabile e retribuzione imponibile di 38.000 euro, montante contributivo di 300.000 euro all’uscita a 55 anni, coefficienti di trasformazione in vigore nel 2025. Le due scelte producono questi importi:

  • uscita a 55 anni: quota retributiva di 7.418 euro e quota contributiva di 12.612 euro (coefficiente del 4,204%), in totale 20.030 euro annui, circa 1.541 euro lordi al mese;
  • uscita al limite di età a 60 anni: cinque anni di contributi in più e il moltiplicatore portano il montante a 425.400 euro; con il coefficiente del 4,536% la pensione sale a 26.714 euro annui, circa 2.055 euro lordi al mese, di cui circa 219 euro dovuti al moltiplicatore.

Per l’assistente capo la differenza fra le due uscite vale oltre 500 euro lordi al mese. Lasciando a 55 anni, inoltre, l’assegno decorre dopo la finestra di 15 mesi prevista per la pensione di anzianità con 41 anni di contributi.

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