Statali: aumenti senza merito

di Teresa Barone

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Corte dei Conti: gli aumenti lineari della retribuzione, previsti dal rinnovo del contratto degli statali, non tengono conto del merito e per questo costano più del dovuto.

La Corte dei Conti concede la certificazione al rinnovo del contratto degli statali, giudicandolo tuttavia deludente sotto alcuni aspetti e sottolineando come la  regolamentazione prevista per il comparto Funzioni centrali 2016-2018 non sia in linea con gli obiettivi iniziali. La delibera sul rinnovo contrattuale, infatti, mette in evidenza come gli incrementi retributivi non siano basati effettivamente sulla concessione di incentivi per il merito e per valorizzare la produttività e l’efficienza nel pubblico impiego, prevedendo invece aumenti di stipendio lineari per i 250mila dipendenti di Ministeri, Agenzie ed altri enti come Inps e Cnel.

Il vero parametro per certificare la compatibilità economica di incrementi contrattuali, specie se superiori all’andamento dell’inflazione, non può prescindere da una valutazione degli effetti della contrattazione, in termini di recupero della produttività del settore pubblico.

Le risorse stanziate per il rinnovo contrattuale, infatti, sono finalizzate all’attuazione degli adeguamenti delle componenti fisse della retribuzione. 

In sostanza, i giudici contabili certificano la compatibilità economica del nuovo contratto ma evidenziano anche come gli incrementi retributivi pari al 3,48% della massa salariale – in grado di produrre aumenti mensili pari a 85 euro a partire da marzo 2018 – siano importi superiori a quelli previsti qualora fosse applicato l’indice Ipca o il tasso di inflazione programmato.