WiMAX, ora protestano anche i Comuni

di Claudio Mastroianni

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Nessun canale preferenziale per le Pubbliche Amministrazioni e la mancanza di licenze specifiche a livello cittadino rischiano di complicare la vita ai governi locali

Non c’è pace per il WiMAX. Mentre resta ancora in sospeso il ricorso al Tar del Lazio da parte della tedesca MGM Production (che si terrà il prossimo 22 Novembre), stavolta tocca infatti ai Comuni puntare il dito contro il bando di concorso pubblicato dal Ministero delle Comunicazioni.

Il problema? I progetti che molte amministrazioni cittadine avevano fatto sull’uso del WiMAX nel corso dei due anni di attesa per il suo arrivo in Italia, come quelli del Comune di Genova: «usare il WiMax per creare una rete cittadina, con servizi pubblici innovativi».

Ma i sogni delle pubbliche amministrazioni locali si sono scontrati con la dura realtà, caratterizzata dall’assenza di un canale prefenziale per le PA nell’assegnazione dei permessi, e nella mancanza di licenze dedicate a un utilizzo cittadino.

«Non c’è nemmeno una licenza che vada bene per noi. Le licenze all’asta sono regionali o riguardano più regioni accorpate. Non ce ne sono per singole province» ha dichiarato un portavoce del capoluogo ligure.

Un problema di cui lo stesso Ministero delle Comunicazioni sembra essere cosciente, nonostante non abbia recepito una delibera del Garante per le Comunicazioni relativa proprio all’istituzione di una corsia preferenziale per le amministrazioni: «Le PA, per progetti di reti comunicali WiMax, dovranno accordarsi con gli operatori che si aggiudicheranno le licenze».

Tuttavia, fanno sapere al Governo, fra un paio di anni le cose potrebbero cambiare: «Dopo 30 mesi dall’assegnazione delle licenze, il Ministero prevede di lanciare un programma per il cittadino, con le frequenze WiMax. Anche se non l’ha scritto in modo esplicito nel bando e i dettagli sono ancora da definire».

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