Financial thriller, quando la realtà supera la fantasia

di Barbara Weisz

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La Fox non trova una trama degna del ritorno di Gordon Gekko, il protagonista di Wall Street. Fu il simbolo di un'epoca, ma non l'unico. Viaggio nella fantafinanza, aspettando Michael Moore

«Gli eccessi oggi superano di gran lunga quelli degli anni 80, perché ci sono molti più soldi. Allora si ragionava in decine di milioni di dollari, oggi in decine di miliardi». Parola di Jay McInerney, uno dei più noti scrittori statunitensi, che nel 1984 con “Le mille luci di New York”, fece conoscere al mondo gli eccessi e l’avidità di quegli anni. Il futuro di Wall Street, spiega, rischia di essere «identico al suo passato». Perché, come dice Gekko nel film, «l’avidità è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità in tutte le sue forme chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo». Quello, è ancora oggi il suo motto.

Il riferimento, naturalmente, è al protagonista di Wall Street interpretato da Michael Douglas. E, ironia della sorte, pare che la crisi finanziaria, quella vera, abbia messo in difficoltà persino lui. Il sequel del film è stato annunciato da tempo, dovrebbe chiamarsi “Money never sleeps”, il denaro non dorme mai, ma, ha spiegato lo stesso Douglas al Corriere della Sera, «il lavoro commissionato dalla Fox finora ha portato a tentativi insoddisfacenti». Come dire, nessuno è riuscito ad inventarsi una trama degna dei tempi.

Gekko si ispirava a personaggi come Ivan Boesky, protagonista dello scandalo dell’insider trading sui mercati americani di metà anni Ottanta, arrestato da Rudolph Giuliani, allora Procuratore di New York, nel 1989. O come Michael Milken, il re dei junk bond.

Nella letteratura il simbolo della decadenza degli yuppies è forse il Patrick Bateman di “American Psycho”, di Bret Easton Ellis. Ventisette anni, un lavoro da 140mila dollari l’anno, la droga, l’ossessione di riuscire a prenotare un tavolo da “Dorsia”, il ristorante più frequentato dal suo idolo Donald Trump. E poi, di notte, il ragazzo d’oro si trasforma in un folle mostro omicida.

Nell’estate del 2003 il Sole 24Ore pubblica “I grandi financial thriller”. Il primo è “Zero Coupon” di Paul Erdman. Ex presidente di una banca svizzera, viene coinvolto nel fallimento, passa pochi mesi in carcere poi paga la cauzione, torna negli States (non sconterà mai la condanna definitiva, a nove anni), e inizia a scrivere thriller ambientati nel mondo della finanza. Celeberrimi, Il crash del ’79 o La lunga notte del dollaro.

Oggi sulla crisi sta indagando nientemeno che Michael Moore. Il regista americano ha lanciato un appello sul sito: «se lavori con una banca, una società di brokeraggio, contattami. Sono a metà delle riprese del mio prossimo film e cerco qualche persona coraggiosa che lavora a Wall Street o nel settore finanziario disposta a condividere quello che sa». Staremo a vedere. Nel frattempo, ci si può divertire con The International, il film che ha inaugurato l’ultimo festival di Berlino in cui l’agente dell’Interpol Clive Owen smaschera una delle più potenti banche del mondo. Oppure con un classico come John Putnam Thatcher, vicepresidente di una banca d’affari e protagonista di “Finanza con delitto” e di altri romanzi di Emma Lathen, pseudonimo dietro il quale si celano l’economista Mary Jane Latsis e l’avvocato Martha Henissart.

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