Mutui: croce e delizia in tempo di crisi

di Luca Gianella

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La recessione pone nuovi interrogativi sulle tipologie di mutui, tassi variabili o tassi fissi, strategie a breve termine o in ottica di lungo periodo, il tutto in un contesto dove la concessione del credito diventa sempre più restrittiva

La forte recessione che ha colpito gran parte dell’economia mondiale, nonché quella italiana, ha profondamente trasformato anche lo scenario dei mutui, apportando notevoli cambiamenti, non sempre svantaggiosi, per l’utente finale. Chi infatti, fino a qualche mese fa, imprecava contro la scelta di un tasso variabile, si trova oggi a crogiolarsi della sua intuizione forte di tassi notevolmente in discesa.

Euribor al suo minimo storico e taglio del costo del denaro (tasso BCE all’1,5%) spingono i nuovi mutuatari verso la scelta del tasso variabile soprattutto a partire dai primi mesi del 2009. Atteggiamento non del tutto prudente e, soprattutto, non completamente figlio di una seria ed oggettiva analisi a medio-lungo termine. Il mutuo infatti, contiene come sua caratteristica intrinseca, una lunga scadenza, ciò comporta, di conseguenza, che all’interno dell’arco temporale di uno stesso finanziamento potrebbe verificarsi un’inversione rispetto all’attuale scenario. Se quindi, oggi, la rata del variabile è molto più bassa rispetto al fisso, un eventuale rischio di inflazione implicherebbe un forte aumento dei tassi.

Ma quale è l’atteggiamento del consumatore medio nei nuovi scenari che si sono delineati? Mutuionline, negozio virtuale per l’acquisto di mutui e prestiti, ci fornisce alcuni dati significativi. È cresciuta fortemente la richiesta di mutui a lunga scadenza, fino a 40 anni, passati dal 7,1% del 2002 al 37,3% attuale. Sono aumentati gli importi richiesti, dato significativo e segno pragmatico della non facile situazione dell’economia italiana: si va dai 100.000 euro ad oltre 200.000 euro.

Uno scenario, quindi, in continua evoluzione e reso ancor più movimentato dal Decreto Bersani. È cresciuta la domanda di surroghe e di rinegoziazioni in un contesto che ha trasformato i cittadini in mercenari pronti ad offrirsi al miglior offerente e le banche in supermercati di offerte “prendi tre paghi due”. Tuttavia, pur in un ambiente competitivo, gli Istituti di credito hanno ancor più accentuato un atteggiamento prudenzialistico, tipico forse dell’economia italiana, ma, e di questo possiamo anche vantarci, ruolo che ci ha permesso di non soccombere completamente come è successo per altre economie.

Ecco allora che non esistono quasi più mutui al 100%, ovvero prestiti che finanziano l’intero importo di una casa, si arriva massimo all’80% e ci si spinge oltre solo se si sottoscrivono assicurazioni vita e multirischi sul titolare del finanziamento. Cambiano anche le tradizionali garanzie e oltre all’ipoteca entrano in gioco nuovi accorgimenti che si erano accantonati negli anni dei mutui facili. Atteggiamento ancor più severo e attento nei confronti dei richiedenti più deboli quali giovani coppie e lavoratori precari ai quali spesso vengono chieste fideiussioni da parte dei genitori e garanzie reali.

Una crisi quindi che ridefinisce limiti e discrezionalità dei vari soggetti ma che, se interpretata in maniera giusta, potrebbe portare benefici ad entrambe le categorie di soggetti-attori dei finanziamenti, Istituti di credito e clienti.

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