L’uomo più ricco della Cina condannato a 14 anni

di Barbara Weisz

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In carcere per corruzione Huang Guangyu, fondatore della catena Gome. La parabola di un uomo nato poverissimo che in 40 anni ha costruito un impero

È proprio il caso di dirlo, dalle stelle alle stalle. Il businessman cinese Huang Guangyu, nel 2008 considerato l’uomo più ricco del paese asiatico, per due anni al secondo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo di Forbes, è stato condannato a 14 anni di carcere e al pagamento di una supermulta da 71 milioni di euro.

Una sentenza esemplare per il superpaperone fondatore della Gome Electrical Appliances, colosso asiatico degli elettrodomestici, decisa dal tribunale di Pechino, che lo ha ritenuto colpevole di corruzione nei confronti di funzionari statali, oltre che di reati societari come la truffa o l’insider trading.

La sua è la storia di una parabola discendente con pochi precedenti. A 41 anni, questa la sua età, ha accumulato una grande ricchezza partendo dal nulla. Nato povero, secondo di due fratelli di una famiglia di agricoltori che faticava a sbarcare il lunario (le cronache dicono che da giovane frugava fra l’immondizia per procurarsi le cose di cui aveva bisogno), a 16 anni ha lasciato la scuola e, con il fratello, ha aperto il primo negozio della catena Gome a Pechino con i pochi soldi guadagnati facendo il venditore in Mongolia e un prestito. Nel 2008 la sua fortuna era stimata intorno ai 6,3 miliardi di dollari.   

È già in prigione dallo novembre del 2008, quando è iniziata l’indagine (che coinvolge anche funzionari pubblici), e nel marzo scorso ha lasciato la presidenza dell’azienda, di cui resta il maggior azionista.

È stato condannato per aver corrotto ufficiali governativi pagando oltre 4 milioni e mezzo di yuan in tangenti fra il 2006 e il 2008 per ottenere vantaggi per la sua azienda. Fra gli altri reati, operazioni di trading illegali da 105 millioni di dollari fra il settembre e il novembre del 2007. Problemi anche per sua moglie, Du Juan, a sua volta condannata a tre anni per insider trading.

La sua società, la Gome, ha più di 700 negozi sparsi per il paese, e nel momento di massimo splendore, qualche anno fa, ne aveva più di 1300. È stata quotata nel 2004 al mercato di Hong Kong. Non è l’unico riccone cinese ad aver problemi con la giustizia. Ci sono circa una ventina di uomini d’affari del gigante asiatico che sono in prigione o sotto inchiesta per reati societari.

Fra i casi più celebri e recenti, quello dell’ex vicepresidente della China Develpment Bank, Wang Yi, condannato per una truffa da 12 milioni di yuan il mese scorso, o quello dell’ex vice presidente Zhang Chunjiang, indagato per corruzione e sospeso dall’incarico dal board della società in gennaio. Nel luglio dell’anno scorso, era toccato all’ex presidente della China Petroleum, Chen Tonghai.

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