La Germania blocca le vendite allo scoperto

di Barbara Weisz

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Lo stop, scattato in nottata, sorprende i partners europei, non avvisati. Mercati in calo, euro debole. Negli Usa, riforma finanziaria al rush finale

La nuova bufera è scattata un po’ come un fulmine a ciel sereno. Per la verità, non proprio serenissimo, nel senso che le turbolenze finanziarie in Europa e non solo tengono banco da diverse settimane (per non parlare del fatto che il mondo è ancora alle prese con l’uscita dalla crisi finanziaria innescata nel 2008).

Ma sembra proprio che la decisione presa ieri dalla Germania di bloccare le vendite allo scoperto abbia colto di sopresa un po’ tutti. A partire dai partners europei, che hanno dichiarato di non essere stati consultati. I mercati hanno reagito male e quella di oggi è una nuova giornata segnata da pesanti ribassi.

Il divieto di Berlino, comunicato dalla Bafin, la Consob tedesca, riguarda le vendite allo scoperto cosiddette uncovered o naked short selling, in italiano le vendite nude, che in sostanza sono scommesse al ribasso sul futuro valore di un titolo effettuate senza prendere a prestito il titolo.

Lo stop è relativo alle operazioni sui titoli di debito dei paesi di Eurolandia, sui cds (credit default swap) degli stessi paesi dell’Eurozona, e anche su 10 titoli finanziari: Deutsche Bank, Commerzbank, Allianz, Deutsche Boerse, Deutsche Postbank, Generali Deutschland Holding, Aareal Bank, Hannover Ruckversicherung, Mlp, Munchener Ruckversicherungs-Gesellschaft.

In pratica, le più importanti istituzioni finanziarie tedesche. Lo stop è partito alla mezzanotte di ieri e proseguirà fino alla stessa ora del 31 marzo 2011. Motivo, del resto prevedibile: la speculazione delle ultime settimane che, scrive la Bafin, avrebbe potuto «mettere a rischio la stabilità del sistema finanziario nel suo insieme».

Stamattina la cancelliera Angela Merkel parlando davanti al parlamento tedesco, ha ulteriormente insistito sulla lotta alla speculazione: la Ue deve rafforzare la supervisione dei mercati e introdurre una nuova tassa sulla finanza, e dovrà procedere in questo senso anche se il G20 di giugno non troverà un accordo. «Andrò dritta al punto: l’euro è il fondamento della crescita e della prosperità, anche per la Germania», ha spiegato la Cancelliera, proseguendo «e l’euro è in pericolo».

C’è però l’impressione che la Germania si stia muovendo unilateralmente. La Francia ha fatto sapere che non sta valutando analoghe misure, e ha aggiunto di non essere stata consultata. «Mi pare che si dovrebbe quanto meno chiedere il consiglio degli altri stati membri su queste misure», ha dichiarato il ministro dell’Economia Christine Lagarde.

Un portavoce della Commissione di Bruxelles ha spiegato che ieri i ministri dell’Unione non hanno discusso di questa decisione (mentre invece il titolare dell’Economia tedesco, Wolfgang Schaeuble ha detto che se ne era parlato). Michel Barnier, commissario per i Mercati Interni, ha definito “importante” che gli stati mebri agiscano in modo coordinato. 

Decisamente negativa la reazione dei mercati. A metà giornata gli indici erupei erano sotto di due punti abbondanti, a Milano, fra le peggiori, Ftse Mib e Ftse All Share perdevano oltre il 3%. Particolarmente colpiti i titoli finanziari. Wall Street ha aperto in calo (pur limitato allo 0,23%). Molto debole l’euro, che ha toccato 1,21 dollari.

Intanto negli Usa è in dirittura d’arrivo la riforma finanziaria del presidente Barack Obama. Fra i punti principali: un organismo che vigili sul rischio sistemico, una regolamentazione per gli hedge fund che devono registrarsi aprire i libri allo scrutinio esterno, stretta sulle agenzie di rating, più voce in capitolo ai soci delle aziende quotate in materia di compensi e bonus ai manager.

Anche in Europa è stato trovato un accordo sulla regolamentazione degli hedge funds, che avranno una serie di obblighi informativi e dovranno registrarsi.

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