Aeroporti italiani, il futuro non decolla

di Barbara Weisz

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Il traffico aereo, dopo il pesante calo del 2009, si sta riprendendo e continuerà a farlo. Ma gli scali italiani sono inadeguati. Il rapporto Enac

Il 2009 è stato un anno pessimo per il traffico aereo, quest’anno ci sono segnali di ripresa, malgrado la nube islandese. Ma attenzione: se le stime di crescita verranno concermate, l’Italia rischierà di avere un problema infrastrutturale: i nostri aeroporti non sono abbastanza moderni e attrezzati.

Sono alcuni dei dati del rapporto dell’Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile, relativi al 2009. C’è anche una buona notizia: il nostro sistema si conferma fra i più sicuri del mondo, con una bassa percentuale di incidenti. Intanto sempre dal mondo dei cieli ieri è arrivata la relazione di bilancio di Air France, primo vettore europeo nonchè partner di Alitalia, che ha chiuso l’anno con un pesante rosso e fatturato in calo.

Il rapporto sul traffico aereo dell’Enac presenta dunque luci e ombre. I dati dicono che nel 2009 in Italia hanno volato 132 milioni di passeggeri, con una flessione nell’ordine di un milione di persone. La crisi si è fatta sentire ma, ha spiegato Alessio Quaranta, direttore genrale dell’Enac, c’è una ripresa, e anche se «la nube ha avuto un’incidenza notevole sui bilanci delle compagnie», la domanda di traffico non ne ha risentito. Secondo le stime, i passeggeri che nel 2015 arriveranno a 160 milioni per raggiungere i quasi 200 mln nel 2020. E qui si inserisce il punto critico: se i dati venissero confermati, ha spiegato il presidente dell’Enac, Vito Riggio «implicherebbero una saturazione che rischia di coglierci impreparati, a meno di procedere a una razionalizzazione dell’intera rete aeroportuale e alla realizzazione degli investimenti previsti nel rispetto dei tempi».

Il problema è confermato da uno studio commissionato a One Works, Nomisma e KPMG, secondo cui il sistema italiano «rischia di risultare incapace di assecondare la futura crescita del traffico». Un esempio: «su 47 aeroporti solo 10 hanno dei terminal di ultima generazione».

In effetti, gli scali della Penisola non brillano nelle classifiche internazionali. Non ne compare nemmeno uno nella top ten mondiale di Skytrax ( i tre migliori sono Singapore, Seoul Incheon e Honk Kong), e nemmeno fra i primi 25, o nella classifiche dei top europei (il migliore è Monaco di Baviera, seguito da Zurigo e Amsterdam Schiphol), o fra quelli del sud Europa (vincono Istanbul Ataturk, Madrid Barajas e Barcellona).

L’Italia invece brilla sul fronte della sicurezza: “I nostri standard sono i piu’ alti del mondo” ha spiegato Riggio. È in calo costante il tasso del rapporto fra incidenti, passeggeri trasportati, chilometri percorsi, partenze. Nel 2009, nessun volo di linea coinvolto in incidenti mortali in Italia.

Una curiosità riguarda i casi di “bird strike”, le collisioni fra velivoli e uccelli, che come i frequent flyer sanno rappresentano un tradizionale problema per l’aviazione. Qui, i casi sono in aumento costante: 936 nel 2008, dopo i 708 del 2007 e i 588 del 2006. Ma non si tratta di un effettivo aumento degli impatti, bensì di una «maggior sensibilizzazione degli operatori al problema», che si è tradotto in un incremento delle segnalazioni. In Italia, dal 1987, esiste uno specifico “Birdstrike Committee”.

Infine, il bilancio Air France. La compagnia ha accusato la crisi finanziaria. L’esercizio 2009-2010 si è chiuso con una perdita operativa di 1,285 miliardi di euro, dal rosso di 186 milioni dell’anno scorso, mentre il risultato netto è a sua volta negativo per 1,55 miliardi, da -811 milioni precedente. In discesa anche il fatturato, -15% a 20,9 mld. «Il 2009-2010 resterà il nostro annus horribilis», ha dichiarato l’ad Pierre Henri Gourgeon.

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