Addio a Shepherd Barron, il papà del bancomat

di Barbara Weisz

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Si è spento in Scozia a 84 anni. La prima macchinetta per prelevare denaro a Londra nel 1967. L'idea gli venne pensando ai distributori del cioccolato

Forse il complimento più grande, certamente uno dei più prestigiosi, gliel’ha fatto Paul Volcker. L’ex presidente della Fed, parlando nel febbraio dell’anno scorso a un convegno a New York, e rispondendo a tutti coloro che vedevano negli eventuali paletti agli strumenti finanziari un rischio di freno all’innovazione, disse che la più grande riforma finanziaria degli ultimi decenni che interessa alla gente comune, «molto più di qualsiasi asset baked bond» è il bancomat.

John Shepherd Barron, l’uomo che ha inventato le macchinette per il prelievo automatico, si è spento domenica scorsa, in Scozia, all’età di 84 anni, dopo una breve malattia.  Volcker non è certo l’unico ad essersi complimentato con lui: la Regina Elisabetta nel 2005 lo ha onorato con il titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico, la Atm Industry Association gli ha dato un premio alla carriera. Ma certo non si può dire che la sua vita sia trascorsa all’insegna della celebrità, anzi, è un mirabile esempio del più tradizionale understatement britannico.

Come spesso accade alle grandi invenzioni che cambiano il mondo, l’idea gli è venuta in modo un po’ strambo: era nella vasca da bagno e stava pensando alle macchinette automatiche che distribuivano cioccolatini. Perchè non farlo anche con i soldi? L’aneddotto, raccontato da lui anni dopo, risale agli anni ’60. Shepherd Barron era “del ramo”, nel senso che lavorava per lo stampatore di banconote De La Rue, mise a punto l’intuizione e riuscì a venderla a un dirigente della Barclays Bank davanti a un pink gin, il tipico cocktail britannico a base di gin e angostura. E così fu aperta la prima macchinetta, in Enfield High Street, a Londra, il 27 giugno del 1967 (dove ancora oggi c’è una targa che la ricorda).

Lui, in un’intervista rilasciata alla Bbc tre anni fa, spiega che non si rese conto della portata dell’invenzione fino a quando, molti anni dopo, non andò con la moglie a fare un viaggio in Asia e vide un contadino thailandese, a bordo di un carretto trainato da buoi, che ritirava dei soldi.

Prima di lui, o comunque negli stessi anni, altri pensavano ai distributori automatici di soldi. A New York, City Bank aveva sperimentato il Bankograph, ideato da Luther George Simjian, i giapponesi nei primi anni sessanta hanno costruito uno strumento basato sulle carte di credito. Shepherd Barron fu il primo a mettere la macchinetta in rete con la banca, consentendo il prelievo dal proprio conto corrente (allora, siccome non c’erano le odierne carte plastificate, funzionava con una specie di assegno). Pensò a un codice, il pin, per attivare il meccanismo e in questo lo aiutò la consorte Caroline  spiegandogli che le sei cifre a cui lui stava lavorando erano troppe, al massimo se ne potevano memorizzare quattro.

Shepherd Barron era un britannico delle colonie, nato nel 1925 in India da genitori scozzesi. Studiò all’Università di Edimburgo e a Cambridge, dove fra l’altro insegna suo figlio Nicholoas, professore di geometria algebrica. Oggi nel mondo ci sono circa 1,7 milioni di sportelli bancomat. In Italia, il primo fu aperto nel 1976 dalla Cassa di Risparmio di Ferrara.

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