Cento anni di Confindustria

di Carlo Lavalle

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Tra iniziative speciali, convegni e mostre la più importante associazione datoriale italiana celebra in grande stile l'anniversario dei suoi 100 anni

Grande spazio quest’anno è dedicato da Confindustria alla ricorrenza del Centenario della sua nascita. Il 5 maggio 1910, nella sede della Lega industriale di Torino, undici associazioni sottoscrissero l’atto costitutivo della Confederazione italiana dell’industria. Le regioni maggiormente rappresentate erano il Piemonte, la Lombardia e la Liguria, luoghi di punta del decollo industriale italiano, avvenuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Nel periodo della sua storia che va dal 1910 al 1919, Confindustria cercò di rappresentare un centro direzionale per l’industria in espansione riuscendo a realizzare una sintesi dei vari e compositi bisogni in una superiore visione dell’interesse generale.

Tra gli scopi enunciati dal suo Statuto vi era quello di tutelare e difendere gli interessi collettivi dell’industria e degli industriali, di propugnare il rispetto e la libertà di lavoro, di favorire la buona intesa con gli operai. Alla Confederazione aderirono in breve tempo duemila aziende corrispondenti a circa 300.000 dipendenti. Nel 1920 la sede fu spostata a Roma e l’organizzazione cambiò denominazione, diventando la Confederazione Generale dell’Industria Italiana.

Il primo presidente eletto fu Louis Bonnefon Craponne, imprenditore, torinese d’adozione, attivo nel settore tessile – serico, principale attività industriale del paese sia per numero di addetti che per unità produttive. Dopo di lui, altre ventisette personalità si sono succedute nel ruolo fino alla nomina di Emma Marcegaglia, prima donna a ricoprire questo prestigioso incarico, subentrata a Luca Cordero di Montezemolo.

Allo stato attuale, Confindustria annovera nelle sue fila circa 142.000 aziende, in massima parte piccole e medie imprese, per un totale di cinque milioni di dipendenti. Struttura e funzioni negli anni si sono fatti via via più complessi. Diverse sono state le trasformazioni dell’assetto organizzativo. Una riforma del sistema confederale è stata impostata a partire dalle conclusioni della Commissione Mazzoleni in modo da ottenere una maggiore omogeneità e consentire una più ampia partecipazione della base associativa. D’altra parte, lo Statuto è stato integrato da un Codice etico ed una Carta dei Valori.

Divisioni regionali, territoriali, federazioni di settore e di scopo, associazioni di categoria e soci aggregati compongono l’universo confindustriale moderno. Man mano si è rafforzata l’attività di ricerca e i rapporti con la società civile si sono intensificati, mentre Confindustria ha assunto sul piano nazionale una funzione di riferimento generale per i temi dello sviluppo economico e del progresso sociale.

Le tante iniziative – mostre, convegni, opere editoriali – preparate per celebrare questo passaggio storico, che coincide con una delle crisi più impegnative per l’Italia e il mondo occidentale, costituiscono un’occasione per rileggere ed approfondire il passato percorso confindustriale, ma sempre con lo sguardo rivolto alle grandi sfide del futuro.

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