Draghi e la lezione della crisi

di Barbara Weisz

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Un approfondimento sull'analisi della crisi che il governatore propone nelle considerazioni finali: quali nuove regole per banche, mercati, rating

Definire le regole generali per le banche, introdurre disposizioni per gli intermediari sistemici, ridurre la rilevanza del rating nella supervisione, aumentare la trasparenza dei mercati. Sono questi i quattro pilastri alla base della riforma finanziaria globale necessaria dopo la crisi degli ultimi anni, indicati dal governatore di Bankitalia Mario Draghi nelle sue considerazioni finali.

Il banchiere centrale nel suo discorso di ieri ha dedicato ampio spazio all’analisi della crisi. «La radice della crisi che investe il mondo da quasi tre anni – ha spiegato Draghi – sta in carenze regolamentari e di vigilanza nelle piazze finanziarie più importanti». La «politica monetaria espansiva» degli Stati Uniti dalla fine degli anni ’90 «ha contribuito a creare un ambiente finanziario favorevole all’aumento esplosivo dell’indebitamento privato e all’aggravarsi degli squilibri globali». Questi fattori «hanno acuito gli effetti della crisi e ne hanno favorito la trasmissione».

Il punto di non ritorno è stato il fallimento di Lehman Brothers, nel settembre del 2008. Le autorità monetarie e i governi sono intervenuti per arginare «il collasso della fiducia di operatori finanziari, risparmiatori, investitori, consumatori». Qualche cifra sui piani di sostegno: nei paesi del G7 gli aiuti pubblici all’economia nel 2009 hanno superato il 5% del pil. Il prodotto interno lordo si è ridotto del 2,4% negli Usa, del 4,1% in Eurolandia, del 5% in Italia.

Le economie emergenti hanno continuato a crescere, ma rallentando al 2,4%. Per il 2010 le stime sono di una crescita globale al 4%, ma a tre velocità, con tassi «alti nelle economie emergenti, in primo luogo in Cina, significativi negli Usa e in Giappone, deboli in Europa». Tutto ciò non significa che la crisi sia alle spalle: «al sollievo per la catastrofe evitata è subentrata nei mercati finanziari internazionali l’ansia improvvisa per la sostenibilità dei debiti sovrani».

Quindi è necessario soprattutto per i paesi più a rischio il riequilibrio del bilancio, ma «si tratta di percorsi difficili che, se non coordinati a livello internazionale, rischiano di spegnere la pur timida ripresa». È un punto su cui Draghi ha insistito in diversi passaggi: le strategie di riequilibrio devono accompagnarsi con un sostegno alla crescita. In genere, «una stabilità duratura dei mercati si ha solo con la ripresa della crescita».

Detto questo, per una stabilità dei mercati sono necessarie le nuove regole. E qui torniamo ai quattro filoni alla base dell’agenda. Le banche devono avere «un patrimonio più robusto, una leva finanziaria più contenuta» e controllare i rischi di liquidità. Le disposizioni per gli intermediari sistemici devono «ridurre la probabilità di un loro eventuale fallimento», e permetterne «ove questo si produca, una gestione ordinata e arginarne il contagio».

Quanto al rating, oltre a ridurne la rilevanza nella supervisione bisogna «accrescere la concorrenza fra le agenzie» e controllare «l’integrità dei loro processi decisionali». Infine, bisogna aumentare la trasparenza dei mercati regolamentati, ricondurre quelli «over the counter» entro un quadro di norme «globalmente condivise», sottoponendo a vigilanza le operazioni.

Alcune riforme richiedono massima covergenza internazionale, altre una semplice armonizzazione. Comunque, «solo quando governi e regolatori potranno lasciar fallire le istituzioni che lo meritano, senza provocare catastrofi come quella seguita al fallimento di Lehman, essi avranno riacquistato vera indipendenza rispetto all’industria dei servizi finanziari».

L’industria finanziaria «sostiene che la riforma regolamentare potrebbe ostacolare la ripresa» ma, obietta Dragi, «l’applicazione delle nuove regole sarà graduale; non comincerà prima che la ripresa si sia consolidata». L’appuntamento più importante, per quest’anno, sarà il G20 di Seul, in novembre, con la presentazione «delle nuove regole che riformeranno l’accordo di Basilea 2».

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