Falcon 9, business spaziale per i privati

di Barbara Weisz

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Con il primo lancio si è aperta l'era delle missioni spaziali gestite dai privati. Il Falcon è della Space X di Elon Musk, il fondatore di PayPal

Base di lancio: Cape Canaveral, Florida. E fin qui, tutto normale. Ma ciò che rende storico il lancio del missile Falcon 9 di venerdi sera (in Italia) è che il test ha aperto una nuova era per l’industria spaziale internazionale: quella delle missioni gestite dalle compagnie private. È uno dei primi effetti della nuova politica dell’amministrazione Obama, che ha stabilito tagli alla Nasa sul fronte di alcune missioni, come quelle degli shuttle ormai vicini alla pensione, e l’apertura del settore ai privati, in cambio di una maggior attenzione dell’ente spaziale americano all’esplorazione di nuove frontiere.

Banalizzando un po’, si potrebbe dire che il prossimo obiettivo della Nasa sarà Marte, mentre i “normali” viaggi degli astronauti, come per esempio i collegamenti con la stazione spaziale internazionale vengono affidati, appunto, ai privati.

In questo clima si inserisce il lancio del Falcon 9, realizzato dalla compagnia privata Space X, nome abbreviato di Space Exploration Technologies. Quartier generale in California, è stata fondata da un imprenditore che è nato e ha conosciuto il successo con Internet, Elon Musk. Trentottenne, sudafricano, dirige l’azienda che ha fondato nel 2002 dopo aver venduto a eBay la sua prima “creatura”, quella che gli ha procurato il successo, ovvero PayPal, il sistema di pagamento online. Ne ricavò 100 milioni di dollari, investiti principalmente in due progetti: oltre a Space X, possiede e dirige anche la Tesla Motors, attiva nel settore delle auto elettriche.

Come si può facilmente intuire da questi brevi cenni biografici, è appassionato ed esperto di tecnologie, tanto che si vanta di essere anche il numero uno del settore tecnologico delle sue aziende. Personaggio chiacchierato e controverso, spesso presente anche sulle cronache mondane (per il divorzio, o per recenti notizie secondo cui avrebbe sperperato tutto il suo patrimonio), ha comunque raggiunto un risultato storico.

La Space X vanta un contratto da 300 milioni di dollari con la Nasa per lo sviluppo di razzi come il Falcon, in grado di trasportare cargo nello spazio. E ha anche un altro contratto, sempre con l’agenzia di Houston, per altri 1,6 miliardi, per occuparsi del collegamento fra Cape Canaveral e la Stazine Spaziale Internazionale fra il 2011 e il 2015, dopo che lo shuttle sarà definitivamente andato in pensione (come è noto, le ultime due missioni della navicella spaziale “statale” avranno luogo entro la fine dell’anno).

In estrema sintesi, la Space Exploration Technologies dovrà effettuare 15 voli con il Falcon 9, tre test e 12 missioni per rifornire la stazione spaziale. Il tutto, sommando i contratti con la Nasa, per un valore di 1,9 miliardi di dollari.

In America è ancora molto caldo il dibattito sulla nuova politica spaziale della Casa Bianca. Obama, che a inizio anno ha definitivamente cancellato il programma chiamato Constellation che doveva riportare l’uomo sulla Luna entro il 2020, perchè troppo costoso, in aprile ha annunciato il nuovo piano che prevede invece fra le altre cose una missione su Marte fra il 2020 e il 2030. Critici i repubblicani, soprattutto nei confronti dell’apertura ai privati (che si inseriscono nel mercato proprio per permettere alla Nasa di focalizzarsi meglio sul “dopo Shuttle”).

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