Confindustria, la mappa dei rischi per le imprese

di Barbara Weisz

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Uno studio dei giovani industriali, oggi e domani riuniti a Santa Margherita: si teme il calo della domanda. Bassa in Italia la percezione dei rischi

La preoccupazione maggiore per questo 2010 è rappresentata dal calo della domanda, e dagli altri fattori connessi alla crisi. Ma la percezione dei rischi e le tecniche per gestirli non risultano sviluppatissime nelle industrie italiane.

Sono i principali risultati di uno studio realizzato nell’ambito del progetto “Afferrare il futuro” dei Giovani Imprenditori di Confindustria in collaborazione con il Gruppo Allianz. La ricerca viene presentata in occasione del tradizionale appuntamento annuale che i giovani di Viale Astronomia organizzano a Santa Margherita Ligure.

«Nello scenario del dopo crisi – spiega Federica Guidi, presidente dei Giovani Imprenditori – abbiamo voluto capire come sia cambiata la mappa dei rischi. Abbiamo analizzato gli strumenti di gestione utilizzati dalle nostre imprese e soprattutto indagato su quali supporti manageriali si possono sviluppare per prepararle al meglio alla ripresa economica».

È pari al 42,1% il numero delle imprese che individua nel calo della domanda il rischio più grosso per quest’anno. Nel 2009, la graduatoria dei rischi vedeva al primo posto i ritardi nei pagamenti, al secondo il blocco delle linee di credito e l’aumento dei costi di finanziamento, e al terzo il blocco o la cancellazione degli ordini e in genere i problemi legati all’andamento debole della domanda sul mercato.

Le prime due preoccupazioni rimangono anche nel 2010 ma sono meno pressanti. Ne risentono di più i piccoli imprenditori e i giovani, che scontano una più bassa reputazione sul mercato. Un dato interessante è rappresentato dal confronto con altri paesi europei, come Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna. La differenza più significativa riguarda l’emergere del rischio reputazionale dell’azienda, che in Italia non è pressante mentre invece viene indicato fra i fattori più critici in Francia, Germania e Spagna.

In generale, sul fronte dell’importanza della valutazione dei rischi e sulle tecniche per prevederli e controllarli in Italia ci sono notevoli margini di miglioramento, nel senso che la percezione di queste tematiche non è altissima: un 15% di imprenditori ha dichiarato di non sapere quali sono i rischi rilevanti per il successo, ed è inferiore al 33% il numero di coloro che hanno affrontato l’analisi e la gestione dei rischi con strumenti adeguati.

Lo studio, realizzato con i contributi di Demos, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e del Centro Studi Confidnustria, ha analizzato oltre 760 aziende così suddivise: 43% manifatturiere, 29,4% meccanica, 19,3% servizi e 8,3% costruzione. Dimensione media del campione: 19,8 milioni di fatturato e 119 addetti.

La due giorni a Santa Margherita, giunta alla quarantesima edizione, ha un fitto calendario di lavori. IL tema centrale: responsabilità e riforme per un nuovo destino del paese. Domani, l’intervento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti seguito da quello conclusivo di Emma Marcegaglia. Per il governo sono presenti anche i titolari del Welfare, Maurizio Sacconi, e della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Fra i tanti eventi, si segnala il faccia a faccia di oggi pomeriggio fra l’ex numero uno dell’associazione, Luca Cordero di Montezemolo, e l’ambasciatore Usa in Italia, David Thorne, che sul tema: “Classe dirigente, comunicazione e futuro”.

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