Viaggio fra le economie mondiali: l’Argentina

di Barbara Weisz

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Il paese che nel 2001 si è trovato sull'orlo del fallimento si è via via ripreso. Nel 2009 ha accusato la crisi, ma quest'anno torna la crescita

Calcisticamente parlando, l’Argentina, che oggi gioca la sua seconda partita mundial contro la Corea del Sud, è una dei paesi tradizionalmente più forti del mondo. Per descrivere invece il paese in termini economici, si potrebbe dire che ha sostanzialmente due punti di forza e una più lunga serie di debolezze.

Può contare su un grande mercato interno, in termini dimensionali, e su una popolazione di buon livello culturale, sia medio che universitario che professionale. Ma nella classifica mondiale della competitività è all’85esimo posto, una posizione che anche secondo il report del World Economic Forum non rispecchia le reali potenzialità del paese.

L’Argentina si è via via risollevata dopo la crisi che ha portato al crack del 2001. Ma il 2009 è stato un anno difficile: il paese, che nei due anni precedenti viaggiava a ritmi di crescita superiori al 6%, è entrato in recessione, lasciando sul terreno un buon 3,5% di pil. Le stime per il 2010 vedono la ripresa, che dovrebbe attestarsi intorno all’1% per poi tornare più vicina ai livelli pre crisi nel 2011.

Ma la qualità delle istituzioni, un regime economico e fiscale ancora asfittico, la bassa efficienza del mercato del lavoro, dell’ambiente commerciale, la scarsa sofisticazione finanziaria continuano a rappresentare dei limiti per le possibilità di sviluppo del paese sudamericano. I primi tre punti critici per il business sono l’instabilità politica, il difficile accesso al credito, la corruzione.

Il panorama produttivo è disomogeneo dal punto di vista geografico: in meno di un quinto del paese, ovvero il distretto federale e le aree di Buenos Aires, Cordoba e Santa Fe’, si concentrano il 63% della popolazione (composta nell’intero paese da circa 40 milioni di persone), l’80% della produzione industriale e il 92% di quella agricola.

L’agricoltura ha una lunga tradizione e rappresenta ancora un buon 10% di pil, concentrandosi su cereali, soia, lino, tè e tabacco. Ma il fiore all’occhiello è l’allevamento: il paese è uno dei principali produttori di carne, latte, burro, formaggi e lana. Il settore alimentare è importante anche nell’industria, che in genere presenta una buona diversificazione: metallurgia, siderurgia, chimica, cemento, automobili. Importante l’attività estrattiva: il paese è autosufficiente dal punto di vista energetico, ed esporta petrolio. Sviluppato il turismo.

Quato all’interscambio con l’Italia, secondo i dati del 2008 le importazioni valevano circa 1 milione e 300mila euro, e le esportazioni 886mila. Importiamo soprattutto oli grezzi, pesci e carni, mentre la prima voce delle esportazioni è rappresentata dagli accessori per auto e moto.