Viaggio fra le economie mondiali: la Slovenia

di Barbara Weisz

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Paese dell'euro e da qualche mese anche dell'area Ocse, è il più ricco dell'est Europa e sul fronte della competitività è davanti all'Italia

È un paese che fa parte dell’Unione Europea, anzi fra quelli entrati nel 2004 è stato il primo, insieme a Cipro, ad entrare anche nell’area dell’euro. La Slovenia, magari anche grazie al fatto che siamo confinanti, ha notevoli rapporti commerciali con l’Italia, che è il suo secondo fornitore e cliente, dopo la Germania.

Molto piccola, con due milioni di abitanti, fra i paesi della ex Jugoslavia è praticamente l’unico ad aver superato rapidamente i conflitti che nei decenni scorsi hanno lacerato la ex Jugoslavia, separandosi per primo. Oggi, è sicuramente considerabile come il paese più ricco dell’Est europeo, ed è competitivo anche rispetto all’intero Vecchio Continente.

A Lubiana e nelle altre città del paese si vive bene, il pil sloveno è di poco superiore ai 54 miliardi di euro, che possono sembrare pochi in termini assoluti, ma corrispondono a un prodotto interno lordo pro capite sopra i 27mila euro, in un paese dove fra l’altro i prezzi sono generalmente più bassi che da noi.

Nella classifica della competitività del World Economic Forum è al 37esimo posto nel mondo, undici posizioni davanti all’Italia, che è 48esima. Insomma, un paese molto vivace, che fra l’altro proprio quest’anno, nel mese di maggio, è entrato a far parte dell’Ocse, l’organizzazione dei paesi più industrializzati. I principali punti di forza sono considerati la capacità d’innovazione (29esimo posto del mondo), unita a un buon livello di sofisticazione del mondo del business, infrastrutture di alto livello, così come eccellenti sono la preparazione scolastica e i servizi sanitari.

La crisi ha colpito duramente l’economia, con il pil che nel 2009 ha segnato un arretramento intorno al 7%, dopo anni di crescita sostenuta (3,5% nel 2008, sopra il 6% nel 2007). Il 2010 è comunque iniziato meglio e secondo le stime terminerà in pareggio. L’effetto crisi si è fatto sentire anche sul deficit, che fino al 2008 era sotto l’1% del pil, e che invece l’anno scorso è salito al 6%, superando i limiti imposti dall’Europa. Il ritorno entro i parametri del 3% è previsto entro il 2013.

Il paese è altamente industrializzato, con tutti i settori dell’industria di base e qualche punto forte nella carta e nei mobilifici. Ci sono grandi aziende europee, come la francese Renault, e soprattutto negli ultimi anni si sono sviluppati settori ad alto valore, come la farmaceutica e l’ingegneria elettronica.

Notevole impulso, sempre negli ultimi anni, sul fronte dei servizi, dalle tlc alla finanza (presenti, per esempio, con filiali locali, le principali banche italiane come Unicredit e SanPaoloImi). Bene anche il turismo, concentrato soprattutto sugli sport invernali.

Infine l’interscambio con l’Italia: nel 2008 le esportazioni sono state di 3,7 miliardi di euro e le importazioni pari a 2,1 mld.