Viaggio fra le economie mondiali: il Portogallo

di Barbara Weisz

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Fra gli anelli deboli dell'economia europea, ha varato un piano anti crisi approvato da Bruxelles e nel 2010 torna a crescere. Alta la disoccupazione

Fra i primi 12 paesi a entrare nell’euro, il Portogallo è considerato uno degli anelli deboli dell’economia europea, a causa di un tasso di crescita negli ultimi anni basso, che nel 2009 ha pesantemente risentito della crisi globale, di un’alta disoccupazione, di un deficit consistente.

Fa parte dei cosiddetti Pigs (insieme a Irlanda, Grecia e Spagna), i paesi che maggiormente sono sotto osservazione da parte delle autorità europee soprattutto in quest’ultimo periodo di turbolenze. Va detto che proprio la commissione di Bruxelles la scorsa settimana ha promosso le misure che il governo di Lisbona ha messo in campo per fronteggiare la crisi.  

L’obiettivo del piano di austerità votato dal parlamento all’inizio di giugno è quello di riportare il rapporto deficit-pil al 7,3% quest’anno e al 4,6% nel 2011, dopo il 9,4% registrato nel 2009. Per il 2010 sono previsti risparmi intorno ai due miliardi di euro, attuati attraverso una serie di misure che prevedono sia aumenti delle tasse che tagli di spesa. Fra le più importanti, l’aumento dell’Iva e il taglio degli stipendi dell’alta burocrazia.

Il Portogallo in questo 2010 è uscito dalla fase recessiva, il pil nel primo trimestre è cresciuto dell’1,1% rispetto all’ultimo trimetre del 2009 (quando aveva segnato un -0,1%), e dell’1,8% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Il rialzo congiunturale, insieme a quello svedese, è il piu’ alto registrato in Europa fra gennaio e marzo. Il governo prevede per l’intero anno una crescita allo 0,7%, mentre sono piu’ prudenti, intorno allo 0,4%, quelle della banca centrale.

Resta però fra i paesi con la più alta disoccupazione, 10,8% secondo i dati Ocse riferiti ad aprile, dopo Spagna, Repubblica Slovacca e Irlanda. Secondo i dati Eurostat diffusi oggi, è al diciannovesimo posto in Europa in termini di pil pro capite. L’indice è a quota 78, contro una media dei 27 pari a 100. L’Italia è tredicesima a quota 102, nella classifica guidata dal Lussemburgo, seguito da Irlanda e Olanda.

Nella classifica mondiale della competitività del World Economci Forum è al 43esimo posto, dunque davanti all’Italia che è 48esima. I punti di forza sono le infrastrutture, lo sviluppo tecnologico, l’educazione, sia primaria che ad alto livello. Le deblezze invece sono da ricercare soprattutto nella inefficienza della burocrazia, e in quella del mercato del lavoro, per cui è sotto il centesimo posto nel mondo.

Quanto ai settori produttivi, molto importanti sono quello commerciale, in particolare l’alberghiero, e l’industria manifatturiera. Da segnalare anche la pesca e il legno (la superficie del paese è boschiva al 34%), che esporta anche in Italia. Molto famosa la produzione di sughero, settore in cui il paese è al secondo posto nel mondo.

Si può anche citare, in omaggio a una secolare tradizione artigianale, la ceramica, la cui lavorazione nella storia ha unito il gusto europeo a quello moresco. Fra i prodotti più noti, le tipiche piastrelle chiamate azulejos, rigorosamente bianche e blu.

L’Italia è al quarto posto in Europa come paese venditore, dopo Spagna, Germania e Francia, e al quinto come acquirente, dopo gli stessi tre a cui si aggiunge il Regno Unito.