Gli affari migliori? Si concludono sul campo da golf

di Simona Tenentini

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Secondo numerosi voci autorevoli, il tappeto verde favorisce gli affari e le intermediazioni imprenditoriali, grazie al clima rilassato

Il carisma e la capacità imprenditoriale? Si misurano in termini di buche e distanze sul verde tappeto del campo da golf. A sostenere la tesi dello stretto connubio tra il business e lo “sport regale” sono molte voci autorevoli, fermamente convinte dell’elevata potenzialità economica dei fairway, favorita da una nutrita serie di circostanze.

Innanzitutto la durata delle sfide. In molti casi le partite si prolungano per ore e, nei momenti di pausa, è facile stringere amicizie, approfondire conoscenze, consolidare rapporti. Il golf, al contrario di altri sport individuali come il tennis e lo sci, permette infatti di socializzare e, in molti casi sul green nascono occasioni che difficilmente si potrebbero verificare limitandosi ad un contatto telefonico.

Questo approccio confidenziale è facilitato anche dalla regola non scritta secondo la quale i giocatori si danno sempre del tu ed inoltre si gioca in un team con tre avversari. Il business diventa così una conseguenza quasi naturale di un ottimo handicap. 

Non a caso, proprio su questa filosofia manageriale, si basa la creazione di un apposito sito Internet www.golfandbusiness.it, dove si ritrovano dirigenti e uomini d’affari. Nella mission riportata in home page si legge infatti: «Golf & Business è l’associazione che raggruppa Dirigenti, Imprenditori, Liberi Professionisti, Manager e Amici, tutti in attività, nata nel 2008».

È un’Associazione senza fini di lucro, fondata sullo spirito di gruppo cercando nello sport del golf momenti magici favoriti da prati verdi, immense distese irte di difficoltà, ma soprattutto per dare ai golfisti momenti per mettersi in gioco con se stessi, con altri amici, e perchè no, anche per trovare il momento di fare “business”. 

L’associazione è presente anche su Facebook dove può vantare quasi seicento iscritti. Sulla valenza imprenditoriale del golf è esemplare l’aneddoto raccontato qualche tempo fa da Michele Norsa, attuale amministratore delegato di Ferragamo Spa, all’epoca direttore generale della Marzotto: «I giapponesi sono riservati, formali e rituali nel lavoro. È difficile superare la loro corazza e instaurare con loro un rapporto confidenziale. Ma sul campo da golf si trasformano. Sono più umani, aperti e comunicativi».

«E una partita non si rifiuta mai. Alcuni anni fa arrivai a Tokyo alle 8 del mattino dall’India e Masataka Suzuki, uno dei consiglieri di amministrazione della Mitsui (una delle più grande trading nel mondo dell’abbigliamento), mi venne a prendere all’aeroporto e mi portò a giocare a Jomiuri, uno dei campi più belli e famosi. Ero distrutto dalla stanchezza e dal fuso orario, non avevo nessuna voglia di pensare al drive o ai putt. All’ indomani dovevamo firmare il contratto di distribuzione di una delle linee di Gianfranco Ferrè. Giocai una partita per accontentarli e fu un successo. Siamo riusciti a stabilire un rapporto sincero, non formale. Da allora quando ci vediamo, non possiamo fare a meno di una partita di golf: loro mi introducono nei più bei campi giapponesi, io faccio conoscere loro quelli italiani».