Viaggio fra le economie mondiali: la Nigeria

di Barbara Weisz

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É una delle più importanti economie africane, ma deve risolvere l'eccessiva dipendenza dal petrolio e lavorare sullo sviluppo industriale

La Nigeria è una delle principali economie africane, sul fronte macroeconomico i dati sono relativamente buoni, il pil ha continuato a crescere anche durante la crisi, ma la competitività è frenata da una serie di punti critici, a partire dalla scarsità di infrastrutture e da una debolezza delle istituzioni che perdura, nonostante il paese si sia lasciato alle spalle gli anni peggiori dell’instabilità e delle guerre intestine.

La risorsa numero uno è senz’altro il petrolio (è fra i primi dieci esportatori al mondo), e non a caso sul territorio sono presenti i grandi gruppi internazionali, compresa l’italiana Eni. Uno dei problemi del paese è proprio l’eccessiva dipendenza dal petrolio, che vale il 95% delle esportazioni, e che mette in ombra altre ricchezze.

Il petrolio ha convertito un’economia che fino agli anni ’60 era quasi totalmente agricola. La Nigeria era un grande esportatore di cacao, la cui produzione si è dimezzata, e anche di altri prodotti come olio di palma, arachidi, miglio, zucchero. Ancora, oggi, comunque, l’agricoltura vale il 40% del prodotto interno lordo. Se si escludono gli impianti di raffinazione, l’industria è molto limitata. Ci sono impianti metallurgici e siderurgici, è da citare l’industria tessile, ci sono fabbriche alimentari (birra, olio, zucchero), ed è presente l’industria automobilistica (presenti marchi internazionali come Peugeot e General Motors).

Il paese non riesce a distinguersi sul fronte tecnologico (settore su cui invece puntano altre economie africane, anche molto più povere). Nella classifica della competitività è al 99esimo posto su 133 paesi, e a pesare sul sistema sono in particolare le voci relative ai requisiti di base: pessimo livello di infrastrutture, bassa efficienza delle istituzioni, per non parlare dell’educazione, per cui il paese è penultimo (132esimo posto).

Per contro, i punti di forza sono la stabilità macroecnomica, le dimensioni del mercato interno, e anche una certa sofisticazione del mercato finanziario. A Lagos, la capitale, ha sede la Nigerian Stock Exchange, che è la seconda più importante borsa africana.

E soprattutto, sono importanti gli obiettivi che l’amministrazione nigeriana si è data negli ultimi anni. Nel 2008 è stata inauguarata una nuova politica, consciuta come «strategia nigeriana per lo sviluppo industriale», che prevede sforzi sul fronte dell’industrializzazine e, più in generale, l’obiettivo di diventare entro il 2020 una delle prime 20 economie del pianeta.

Fra gli stati dell’Africa sub sahariana è uno dei principali partners commerciali dell’Italia, che è il decimo paese cliente e il settimo fornitore.