Agroalimentare, un gioiello da valorizzare

di Barbara Weisz

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Il cibo è il primo simbolo del made in Italy, prima di moda, arte e calcio. Coldiretti: ma gli agricoltori subiscono un doppio furto

Rappresenta il 15% del pil, vale 250 miliardi di euro, ed è il simbolo numero uno del Made in Italy, davanti a arte, cultura, moda e persino al calcio. La fotografia del settore agroalimentare italiano è stata fornita oggi nel corso dell’assemblea nazionale della Coldiretti, dalla quale si sono levate non poche voci critiche.

Perchè il settore ha sofferto la crisi globale degli ultimi anni, ma è alle prese con quelli che, davanti ai 15mila agricoltori riuniti per l’evento associativo, il presidente Sergio Marini ha definito «i drammatici effetti» di «due furti ai quali è sottoposta giornalmente la nostra agricoltura», quello «di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano» e quello «di valore aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun beneficio per gli agricoltori».

Qualche esempio sul furto d’identità? Due prosciutti su tre venduti come italiani provengono da maiali allevati all’estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri, un terzo della pasta viene da grano non italiano, la metà delle mozzarelle non doc sono fatte con latte o con cagliate straniere. Quanto al valore e al costo dei nostri prodotti, uno dei principali problemi è rappresentato dallo strapotere della distribuzione.

Per ogni euro che un consumatore spende per gli alimentari, il 60% va alla distribuzione commerciale, il 23% alla trasformazione e solo il 17% all’agricoltore. Il quale, spesso, fatica a coprire i costi di produzione. Un impoverimento, insomma, del primo gradino della filiera, quello che maggiormente garantisce la qualità, a danno del produttore e del consumatore. E allora, la Coldiretti da una parte si rivolge alla politica, chiedendo interventi incisivi a protezione del Made in Italy, dall’altra ha messo in campo una serie di iniziative.

Come il progetto della “filiera agricola tutta italiana”, che attraverso una rete alternativa fatta di consorzi, cooperative, farmers market, agriturismi, imprese di prodotti al 100% italiani, offre prodotti “firmati” al giusto prezzo. Ci sono una serie di iniziative già concrete: la nascita della più grande rete europea di farmers market, la nascita di Consorzi Agrari d’Italia, la commercializzazione della prima pasta dei coltivatori italiani, l’avvio della più grande società europea dei cereali prodotti dagli agricoltori, il più grande contratto europeo di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da biomasse, l’accreditamento di oltre mille punti vendita di Campagna Amica.

Tutto questo si inserisce in un clima che vede l’export agricolo italiano in crescita (25 mld di euro nel 2009, un incremento del 10% nel primo trimestre di quest’anno), una sostanziale tenuta dei consumi, e soprattutto un sentimento generale che mette la buona tavola al primo posto fra i simboli del Made in Italy. La Coldiretti ha promosso un sondaggio specifico, da cui risulta che il 50% degli italiani fra le eccellenze nostrane mette al primo posto il cibo, mentre il 24% sceglie arte e cultura, l’11% la moda, e appena il 2% il calcio, superato addirittura da scienza e tecnologia, 4%.

Le 900mila imprese agricole italiane rappresentano il 17% delle imprese nazionali, il nostro modello ha conquistato primati di qualità nell’intero pianeta. L’agricoltura italiana vanta la leadership nel mondo per sanità e sicurezza alimentare, è il primo produttore europeo di riso, tabacco, frutta e ortaggi, il secondo di vino e mosti, fuori uova e pollame, il terzo di carne bovina, barbabietola e frumento.