Banche, l’Europa e la trasparenza degli stress test

di Barbara Weisz

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Acceso il dibattito sulla diffusione dei dati sugli stress test. Oggi il vertice Ecofin. Fondo anticrisi, le reazioni alla proposta di Profumo

I risultati sugli stress test delle banche europee saranno pubblicati, come previsto, il prossimo 23 luglio, sia in versione consolidata sia nel dettaglio per ogni singolo istituto. Questa la dichiarazione di stamattina del presidente di turno dell’Ecofin, il ministro delle Finanze belga Didier Reynolds, che ieri al termine dell’Eurogruppo aveva ufficializzato la decisione dell’Unione, pronta a intervenire nel caso in cui dai test emergessero problemi di solidità.

In una due giorni che vede i ministri comunitari impegnati nella più ampia discussione sulla nuova governance finanziaria, mirata a prevenire i rischi sistemici e a proteggere maggiormente i risparmiatori, e sui conti dei diversi paesi (fra l’altro, oggi Bruxelles ha approvato la manovra italiana), quello sugli istituti di credito continua a essere un tema centrale. Anche perché sembra che sulla pubblicazione dei risultati dei test su 91 istituti di 27 paesi europei ci siano ancora elementi di disaccordo.

Per esempio, paesi come Spagna e Regno Unito, che hanno deciso importanti misure di ristrutturazione del sistema bancario, spingono per una massima chiarezza nella pubblicazione dei risultati, mentre secondo una fonte citata dall’agenzia Reuters ci sarebbero diversi paesi con «forti riserve sulla pubblicazione di alcuni coefficienti patrimoniali». In generale, esiste la possibilità che i risultati dei test facciano emergere la necessità di ricapitalizzare alcuni istituti.

Anche per questo, le modalità di comunicazione dei dati saranno molto importanti, ma dibattito a parte le autorità europee hanno già ampiamente assicurato che, nel caso, l’Unione è pronta a intervenire. Secondo il ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, se ne discuterà ancora per tutti questi dieci giorni e le modalità definitive verranno decise in teleconferenza il 22 luglio.

Intanto in Europa, e non solo, si accende il dibattito sulla proposta, lanciata ieri dall’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo dalle pagine del Financial Times, di formare un fondo anticrisi su base volontaria da parte degli stessi istituti, che servirebbe per attutire l’eventuale impatto di nuove crisi. Secondo Profumo, attivando uno strumento di questo genere si potrebbero raccogliere in pochi anni circa 20 miliardi, che sarebbero al servizio di una ventina di istituti. Ne stanno discutendo i maggiori banchieri europei, ma secondo quanto scrive oggi lo stesso FT le reazioni sarebbero per ora tiepide. La proposta è stata definita “interessante” dal ministro comunitario al Mercato Interno, Michel Barnier.

Secondo Corrado Passera, numero uno di Intesa SanPaolo, il discorso «si può approfondire». Quello di Profumo, spiega «è un recovery fund. Bisogna capire fino in fondo le caratteristiche» di quello che si presenta come un fondo per banche con problemi di liquidità, non di solidità, e questo «forse è più un ruolo da banche centrali».  

In genere, le perplessità di diversi banchieri in Europa si concentrano sull’effettiva utilità e opportunità di un fondo che appunto si propone di sostenere, magari in momenti difficili di mercato, banche comunque solventi, e che non risolve per esempio il nodo degli istituti “too big to fail”, troppo grandi per fallire.

Il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti invece, sottolineando che una «proposta analoga era già stata fatta dalle Casse di Risparmio in passato», si augura che il fondo «abbia successo».

Tornando a Passera, l’ad di IntesaSanPaolo si è dichiarato completamente d’accordo con la proposta europea di avere fondi di garanzia dei depositi in tutti i paesi europei. Si tratta di un piano che prevede di raddoppiare da 50 a 100mila euro il rimborso per ogni risparmiatore in caso di insolvibilità da parte di una banca, a partire dalla fine di quest’anno.

La misura coprirebbe il rimborso totale del 95% di titolari di conti bancari in Europa, comprese le piccole e medie imprese e prevede il rimborso in sette giorni (contro l’attuale media di un mese) e una serie di automatismi per tutelare chi ha conti in banche di paesi diversi da quello in cui vive.

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