Louisiana, non c’è il rischio marea nera

di Barbara Weisz

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Nessuna perdita di petrolio dalla piattaforma Mariner incendiata ieri. Intanto Bp ad oggi ha speso otto miliardi per il disastro nel Golfo del Messico

L’incendio scoppiato su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico è stato domato, non c’è nessuna vittima, non c’è perdita di petrolio in mare. Sono rassicuranti le notizie che arrivano dalla Guardia costiera della Louisiana dopo che ieri l’incendio sulla piattaforma Vermilion Bay della Mariner Energy, che si trova a circa 130 km dalla costa dello stato Usa, aveva fatto temere un nuovo rischio marea nera. L’incidente riaccende i riflettori sulla sicurezza degli impianti off shore.

Intanto Bp ha comunicato che ad oggi i costi di gestione dell’emergenza nel Golfo del Messico hanno raggiunto gli otto miliardi di dollari. Dallo scorso 23 agosto ad occuparsi dei risarcimenti a chi ha subito danni è la Gulf Coast Claims Facility, un fondo da 20 miliardi guidato dall’ex responsabile governativo dei pagamenti, Ken Feinberg. Si tratta di un nuovo sistema indipendente di compensazione stabilito in accordo con la Casa Bianca, che in queste prime settimane ha pagato circa 3,5 milioni al giorno, una cifra in linea con quelle che venivano riconosciute quando a gestire le operazioni era direttamente Bp.

La società ha sottolineato che non sono stati registrati aumenti significativi nei risarcimenti. L’incidente di ieri ha fatto per qualche ora temere un nuovo disastro ambientale, ma anche da questo punto di vista l’allarme è rientrato. Nulla a che vedere con l’esplosione della Deepwater Horizon di fine aprile, dopo la quale per mesi l’impianto ha continuato a riversare in mare greggio nel più grave disastro petrolifero americano.

Non si conoscono ancora le cause delle fiamme, che sono state spente nel giro di cinque ore e, appunto, non hanno provocato falle negli impianti e conseguenti perdite. La situazione viene comunque costantemente monitorata dalle autorità americane, e il portavoce della casa Bianca Robert Gibb ha sottolineato che ci sono «mezzi di soccorso pronti a intervenire in caso di contaminazione del mare».

L’esplosione si è verificata alle 9,30 del mattino, ora locale (le 16,30 in Italia). Sulla piattaforma c’erano 13 persone, che sono finite in acqua e sono rimaste in mare per un paio d’ore prima di venire salvate.

L’impianto è formato da sette pozzi, che sono stati immediatamente chiusi dopo l’incendio. Hanno una capacità estrattiva di 222mila litri di greggio  e 25mila metri cubi di gas al giorno. Contrariamente alla Deepwater Horizon, la piattaforma della Mariner estrae in acque basse, a circa 105 metri di profondità. In caso di perdite, è più semplice intervenire rispetto alla difficoltà rappresentata da interventi a 1500 metri di profondità. 

Comunque sia, è un nuovo incidente a breve distanza di tempo nel Golfo del Messico in un impianto per l’estrazione di petrolio. Diverse organizzazioni ambientaliste, e alcuni parlamentari americani, sollevano la questione dei pericoli dell’estrazione off shore e chiedono all’amministrazione Obama una sospensione delle operazioni.

Nel Golfo del Messico ci sono circa 3mila 400 piattaforme petrolifere, secondo i dati dell’American Petroleum Institute, e si estrae circa un terzo del greggio Usa.