Confindustria: l’efficienza energetica fa bene all’Italia

di Carlo Lavalle

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Entro il 2020 possiamo ottenere meno costi ed inquinamento, più produzione e maggiore occupazione

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2, «causa principale del surriscaldamento del pianeta», costituiscono la base delle “Proposte per il Piano Straordinario di efficienza energetica 2010” avanzate da Confindustria.

In sede europea è stato stabilito che lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica sono due aspetti determinanti ed imprescindibili per la lotta ai cambiamenti climatici in ogni paese. La legislazione UE prevede un obbligo di promozione delle energie rinnovabili pari al 20% dei consumi finali lordi e un impegno di riduzione dei consumi finali di energia del 20% entro il 2020.

In base alla Direttiva 28/2009/CE, l’Italia dovrebbe coprire col 17% di energia proveniente da fonti rinnovabili i consumi energetici finali relativi ai settori elettrico, termico e dei trasporti. In questo quadro, raggiungere livelli adeguati di efficienza energetica diventa fondamentale in quanto solo attraverso una forte azione di riduzione dei consumi sarà possibile conseguire il traguardo deciso.

Confindustria calcola che agendo sulla leva dell’efficienza energetica, i 22 Mtep di produzione da fonti rinnovabili previsti dal piano di azione del governo per il 2020 si possono diminuire a 19 Mtep corrispondenti alla percentuale del 17% fissata.

Nel complesso, il documento confindustriale indica un risparmio potenziale di 86 Mtep di energia fossile nel periodo 2010-2020 con un impatto economico di 130 miliardi di euro di investimenti, un aumento della produzione industriale di 238,4 miliardi di euro ed una crescita di 1,6 milioni di occupati.

Le misure di efficienza energetica rappresentano dunque uno strumento assai efficace, rispetto alle fonti rinnovabili, «per perseguire gli obiettivi di sostenibilità ambientale in un’ottica di contenimento dei costi, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e al contempo un volano importante alla crescita economica ed occupazionale del paese».

Adottando una adeguata politica di incentivi, lo Stato dovrebbe riuscire a contenere l’onere nell’arco di dieci anni con un risparmio economico, per la spesa evitata della CO2 di circa 5,2 miliardi di Euro (meno 207,6 milioni di tonnellate), fermo il costo dell’anidride carbonica al 2020 pari a 25 Euro/t.

Gli effetti sul bilancio pubblico comporterebbero un maggior aggravio sulle spese di 16.667 milioni di euro a fronte di un positivo impatto economico complessivo per il sistema paese equvalente a 14.139 milioni di euro.

I risultati di questa indagine, messi a disposizione del Ministero dello Sviluppo economico, sono stati ottenuti grazie al lavoro di una Task Force Efficienza Energetica istituita da Emma Marcegaglia nel luglio 2006.

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