Renault, spionaggio: la Cina nega ogni accusa

di Barbara Weisz

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Pechino si chiama fuori dal caso di spionaggio industriale che ha portato alla sospensione di tre manager Renault. E spuntano dei conti svizzeri

La Cina respinge le accuse, e anzi attraverso il ministero degli Esteri le definisce «senza fondamento» e «irresponsabili».

E nel frattempo spunta una pista svizzera, ovvero si parla di conti correnti elvetici su cui sarebbero transitati pagamenti sospetti. Si tratta degli ultimi sviluppi della spy story targata Renault. Il caso è scoppiato la scorsa settimana, quando il costruttore automobilistico francese ha sospeso tre manager sospettati di spionaggio industriale. Avrebbero rivelato informazioni strategiche sul progetto dell’auto elettrica.

Della vicenda si stanno occupando investigatori privati, ingaggiati dalla Renault, ma anche i servizi segreti d’oltralpe. Un giallo internazionale in piena regola, che almeno in prima battuta sembra seguire una pista che porta in Cina. Secondo il quadro che emerge fino ad ora, i tre dirigenti, di alto livello, sarebbero stati contattati, attraverso un fornitore francese, da un’azienda cinese che li avrebbe pagati per farsi dare informazioni riservate. I segreti rivelati riguardano la batteria e la propulsione dell’auto elettrica, un progetto fondamentale per il gruppo francese sul quale, insieme al partner Nissan, ha investito circa 4 miliardi di euro.

La reazione di Pechino è secca: un portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato che «le accuse sono senza fondamento, ne abbiamo le prove e non possiamo accettarle. Sono accuse irresponsabili». Da Parigi, il portavoce dell’esecutivo Francois Baroin risponde che «non c’è alcuna accusa ufficiale della Francia e del governo francese verso alcun paese a tutt’oggi. È in corso un’inchiesta».

Nel frattempo, si parla di conti in Svizzera, attraverso i quali sarebbero passati i pagamenti. Non si conoscono i beneficiari di questi conti.

I tre manager indagati domani verranno ascoltati dall’azienda. Sono tre dirigenti di alto profilo: Michel Balthazard, in azienda da trent’anni, è membro del comitato di direzione, Bertrand Rochette  è il suo vice, Matthieu Tenenbaum  è il numero due del progetto dell’auto elettrica. Il difensore di quest’ultimo, Thibault de Montbrial, ha ripetuto nei giorni scorsi che il suo clinete non è stato informato delle accuse che gli vengono rivolte e che «vuole una spiegazione puntuale di che cosa viene accusato».

La giornata di domani sarà probabilmente fondamentale dal punto di vista legale, trattandosi del primo incontro fra le parti, con l’azienda che prevedibilmente formalizzerà le accuse e i tre manager che presneteranno le proprie linee difensive.

Gli executive lavorano, anzi lavoravano visto che sono stati sospesi, al centro di ricerca di Guyancourt, nella regione parigina, un impianto inaugurato nel 1998 che rappresenta il cuore pulsante della ricerca del costruttore automobilistico, dove vengono elaborati i piu’ importanti progetti industriali.

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