Pubblico impiego, nuovo no della Cgil

di Barbara Weisz

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Dopo Pomigliano e Mirafiori, nuova spaccatura sindacale. La Cgil non firma l'accordo sulla PA: si tagliano risorse, non si parla di precari e Rsu

Un nuovo accordo separato, questa volta sul pubblico impiego. L’intesa fra governo e organizzazioni sindacali sul “salario di produttività” raggiunta stamattina è stata firmata da Cisl e Uil ma non dalla Cgil, che ha abbandonato il tavolo.

Il segretario nazionale della sigla confederale Susanna Camusso parla di «presa in giro per i lavoratori», spiega che di fatto sono state tagliate risorse e non sono state affrontate nè sono state poste le basi per una discussione sui «problemi urgenti», come quello del precariato e il blocco delle Rsu, le rappresentanze sindacali unitarie.

Infine, solleva una questione relativa alla stessa validità dell’accordo: «chiedo di verificare se c’è il 51% previsto». Grande soddisfazione viene invece espressa dal ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, mentre Cisl e Uil respingono al mittente le accuse della Camusso, davanti alle quali il segretario della Cisl Raffaele Bonanni si definisce «irritato e dispiaciuto».

Innanzitutto, l’accordo. Si tratta di un’intesa che introduce nuovi elementi per regolare il regime transitorio conseguente al blocco del rinnovo dei contratti nazionali del pubblico impiego, fermi fino al 2013. Non vengono toccate le retribuzioni complessive dei dipendenti, compresa la parte accessoria, conseguite nel corso del 2010. I premi individuali, che la riforma Brunetta prevede in base a fasce di merito, potranno essere pagati solo con le risorse aggiuntive (previste dal decreto del giugno 2000), quindi con i risparmi di gestione.

Il secondo punto qualificante dell’accordo riguarda le relazioni sindacali: il governo si impegna a definire entro 15 giorni un atto di indirizzo per arrivare a un accordo quadro.

Secondo la Camusso, «si usano le risorse per la contrattazione di secondo livello per salvaguardare le retribuzioni che Brunetta ha tagliato», quindi si riducono le risorse. In più, l’accordo «non affronta i problemi urgenti che abbiamo, a partire dalla Finanziaria che cancella il 50% dei lavoratori precari dalla pubblica amministrazione», quindi è «una presa in giro». C’è anche una stoccata per Cisl e Uil: «siamo di fronte a dei sindacati che corrono in soccorso al governo», che fra l’altro è «un po’ claudicante».

Immediata la replica di Bonanni, secondo cui l’accordo «salvaguarda gli stipendi dei dipendenti pubblici interamente» perchè «le fasce di merito non si applicheranno ai salari attuali ma alle risorse aggiuntive», e infine si rivolge anche lui alla Cgil: «sono molto irritato e dispiaciuto per le parole della collega Camusso. L’accordo non è una presa in giro dei lavoratori». Aggiunge il segretario della Uil Paolo Pirani di non comprendere «le motivazioni per cui la Cgil non ha firmato un accordo che migliora le condizioni».

Al no della Cgil si aggiunge anche quello di Cobas e Cisal, che non hanno firmato. E la Camusso chiede se ci sia il 51% previsto per ritenere valida l’intesa, per poi fare un’ulteriore critica nel merito: «è stata stracciata una legge che si basa su un accordo firmato da tutti sulle regole di rappresentatività e democrazia».

La giornata di oggi rappresenta un nuovo tassello del profondo cambiamento in atto nel sistema delle relazioni industriali italiane. È la terza volta in pochi mesi, dopo Pomigliano e Mirafiori, che viene firmato un importante accordo separato. E diventa sempre più forte la spaccatura fra i sindacati.

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