Libia, caos per petrolio e gas ma non solo

di Barbara Weisz

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La crisi di Tripoli impatta su altri settori, come le costruzioni. Il governo tranquillizza sul gas: l'Italia non corre pericoli. Il caso Unicredit.

Il petrolio continua a volare, le forniture di gas dalla Libia sono state sospese. Ma dalle istituzioni e dalle imprese arrivano dichiarazioni rassicuranti. Sia il ministro degli Esteri Franco Frattini che il suo collega allo Sviluppo Economico Paolo Romani sottolineano che l’interruzione è una conseguenza che l’Italia puo’ tranquillamente sostenere, grazie agli approvvigionamenti da altri paesi. Stamattina c’è stata una riunione del comitato tecnico d’emergenza e monitoraggio del sistema gas presso il dicastero allo Sviluppo.

“Abbiamo simulato tanti scenari negativi e in nessuno di questi c’è pericolo per la distribuzione di gas in Italia” ha spiegato al termine Paolo Romani, aggiungendo che la Penisola non intaccherà le riserve strategiche: “abbiamo una riserva strategica di 5,1 mld di metri cubi che è la risorsa del Paese nei casi di vera emergenza e non siamo in questo caso. C’è poi una risorsa aggiuntiva, che si forma nei mesi più caldi, che nel peggiore dei casi potremo utilizzare”. Comunque, l’Italia si muoverà utilizzando a pieno regime impianti che oggi sono sfruttati solo parzialmente. Frattini aveva precedentemente spiegato a sua volta che l’Italia andrà avanti regolarmente grazie alle forniture da Algeria, Azerbaijan, Russia e Paesi del Golfo.

Queste le ultime novità sul fronte del gas, dopo che ieri nel tardo pomeriggio l’Eni aveva ufficiliazzato la sospensione della fornitura dalla Libia attraverso il gasdotto Greenstream, aggiungendo di essere comunque “in grado di far fronte alla domanda da parte dei proprio clienti”.
Intanto proseguono le tensioni sui futures del greggio, che stamattina hanno continuato a viaggiare poco sotto la soglia dei 107 dollari al barile (Brent), dopo aver toccato ieri un top sopra quota 108. Restano livelli record, che si ripercuotono negativamente sui prezzi dei carburanti. Ne risentono in particolar modo gli automobilisti e i consumatori, ma anche le compagnie aeree, come sottolinea il direttore generale della Iata Giovanni Bisignani: “il rialzo dei prezzi del petrolio in scia alle proteste in Medio Oriente e Nord Africa sono la principale sfida per il settore”.

In borsa, il rialzo dei prezzi dei carburanti controbilancia i problemi legati alla fornitura per le emittenti del settore energetico. In Piazza Affari Eni viaggia con un leggero rialzo, facendo meglio del settore europeo oil and gas. Da segnalare fra le altre cose l’andamento in deciso rialzo di Enel Green Power, probabilmente perchè la situazione avvantaggia le società che producono energie da fonti alternative.
Se questa è a grandi linee la situazione sul fronte dei contraccolpi energetici, un altro settore che è destinato a soffrire particolarmente è quello delle costruzioni. “Ci sono imprese italiane già impegnate in azioni e lavori che possono complessivamente raggiungere i quattro miliardi di euro” ha spiegato il ministro Frattini. Fra le imprese italiane interessate da contratti con la Libia, Saipem (che in un consorzio al quale partecipa anche Tecnimont si è aggiudicata il primo dei tre lotti di un’autostrada litoranea da 3 miliardi di euro), vincendo una gara a cui erano interessate anche Impregilo e Astaldi. Anche Finmeccanica sta realizzando opere infrastruttrali in Libia, e nel paese sono attive anche altre grandi aziende come Anas o Iveco.

Fra l’altro, aziende come Eni, Finmeccanica e Impregilo hanno soci libici nel capitale. Su questo fronte il caso più sostanzioso è rappresentato da Unicredit che fra il 4,988% della Banca centrale libica e il 2,598% del fondo sovrano Libyan Investment Authority ha circa il 7,5% del capitale nelle mani di investitori di Tripoli. Ieri si è svolto un cda che aveva in programma la discussione di un accordo su queste partecipazioni (per limitare il diritto di voto al 5% ), ma il dossier Libia è stato rinviato. Assente il governatore dell’istituto centrale libico, Farhat Bengdara, che è anche vicepresidente di Unicredit.
In termini molto generali, questo è il quadro degli interessi che intercorrono fra Italia e Libia, ben sintetizzati dall’economista Marzio Galeotti su LaVoce.info: “l’Italia rappresenta il primo partner commerciale della Libia. La quota italiana delle importazioni libiche si è attestata nel 2009 al 17,4 per cento, nel primo semestre del 2010 le nostre esportazioni verso quel paese sono cresciute del 4 per cento”.