Grecia, il via libera europeo e i dubbi di S&P

di Barbara Weisz

scritto il

Sbloccata la tranche da 12 mld prevista dal piano dell'anno scorso. Salvataggi futuri, monito di S&P: le proposte francesi sono una ristrutturazione.

Il weekend appena concluso ha portato la notizia, positiva per Atene, del via libera europeo alla quinta tranche del piano di aiuti alla Grecia. Ma la settimana si è aperta all’insegna delle nuove preoccupazioni rilanciate da un report di Standard and Poor’s che mette in guardia il Vecchio Continente sulla partecipazione dei privati al prossimo piano di salvataggio, che ad esempio nel caso previsto dalle proposte della FBF (Bancaire Federation Francaise), risulterebbe come una ristrutturazione mascherata, quindi un default.

In realtà, al momento l’Europa non ha preso alcuna decisione sul prossimo piano di aiuti. Le certezze sono che l’intervento sarà necessario e che il primo appuntamento per parlarne sarà la riunione dell’Eurogruppo del prossimo 11 luglio (a cui seguirà il 12 il vertice Ecofin). Le decisioni definitive sono attese per metà settembre. I due argomenti più caldi sul tavolo sono l’entità della manovra (si parla di cifra che variano da 85 a 120 miliardi di euro) e l’eventuale partecipazione dei privati al salvataggio. Il pacchetto da 110 miliardi approvato lo scorso anno, nell’ambito del quale sabato sera è stato deciso l’ok alla quinta tranche da 12 miliardi che la Grecia utilizzerà per far fronte ad alcune scadenze immediate, è stato interamente finanziato da Ue e Fmi

All’ingresso dei privati, ovvero delle banche, si riferisce il report di S&P. Le due proposte di finanziamento che nelle scorse settimane sono state avanzate dalla Fbf, porterebbero a un default, spiega l’agenzia di rating, che a metà giugno aveva abbassato il giudizio a lungo termine su Atene a “CCC”.

Le due proposte francesi prevedono una nuova emissione di bond trentennali al 5,5% reinvestendo il 90% dei fondi ricevuti da Atene alla scadenza delle attuali obbligazioni, oppure un’operazione relativa al 70% dei fondi greci: il 50% sempre per bond trentennali con cedola fissa al 5,5% e il restante 20% da mettere in uno speciale fondo obbligazionario che farebbe da garanzia contro un eventuale default. S&P ritiene che entrambe le ipotesi rappresentino una ristrutturazione, perchè di fatto restituiscono agli obbligazionisti meno valore rispetto alle condizioni iniziali dell’investimento.

Dunque, il cammino europeo per risolvere la crisi greca prosegue non senza ostacoli. I prossimi mesi saranno senz’altro decisivi. Intanto, sabato sera sono stati sbloccati i 12 miliardi della quinta tranche, con un via libera favorito e reso possibile dall’approvazione la scorsa settimana della manovra di austerity da parte del parlamento greco (78 miliardi di euro fra misure fiscali e privatizzazioni).

Secondo il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker le misure approvate da Atene porteranno a “una solzuione dei problemi della Grecia”. Juncker rilasciando un’interrvista al tedesco magazine Focus ha anche detto di non vedere “rischi di contagio per Spagna, Italia e Belgio”.

Infine domani si insedia ai vertici del Fmi la neo presidente Christine Lagarde, che fra i primissimi temi in agenda si troverà certamente la crisi greca.