Welfare aziendale, le richieste dei dipendenti

di Barbara Weisz

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Servizi classici, come i ticket restaurant o la mensa, ma anche orari flessibili, soluzioni per la mobilità, servizi culturali. Un'indagine Edenred.

Sul podio ci sono i ticket restaurant, la flessibilità e la mensa aziendale. Ma guardando all’intera top ten si nota come i desiderata dei dipendenti delle aziernde italiane riguardano anche una serie di altri servizi, legati ad esempio alla mobilità, piuttosto che ai bisogni della persona, dall’asilo aziendale ai corsi culturali. Lo rileva un’indagine di Edenred, aziende leader del mercato dei buoni pasto (con il marchio Ticket Restaurant), realizzata da AstraRicerche su un campione rappresentativo di aziende sopra i 16 dipendenti.

In generale, la maggior parte delle persone auspica un miglioramente di quello che viene definito “welfare aziendale”. Ed è interessante notare come le richieste cambino a seconda della situazione personale del dipendente: ad esempio fra i divorziati e i separati vincono il telelavoro, il job-sharing, l’asilo aziendale.

Vediamo i dati nel dettaglio. Il 55,8% indica come priorità i ticket restaurant, seguiti dalla richiesta di orario flessibile, 54%, e dalla mensa aziendale, 53,1%. Molto gettonata, con il 52,4% dei consensi, la possibilità di lavorare da casa (telelavoro). Segue la richieste di corsi culturali, ad esempio linguistici, anche per i familiari (48,5), quindi una convenzione per l’assistenza medica, 48,4%, altri servizi di tipo culturale, ad esempio teatri, cinema, musei, prenotazioni di biglietti (48,1%), e soluzioni legate alla mobilità, come il car sharing o il car pooling, 47,7%.

Percentuali sopra il 45% anche per gli asili nido aziendali, il servizio navetta per andare al lavoro, il job sharing, cioè la possibilità di alternarsi con un’altra persona, dividendo il reddito, e convenzioni per assistenza agli anziani, ai bambini o ai disabili.

Come detto, le  priorità cambiano per esempio per i divorziati o separati, che prediligono telelavoro, asilo nido, job-sharing  e introducono un’altra serie di servizi: il “maggiordomo” aziendale, che aiuti nello svolgimento di varie pratiche, l’assistenza legale o di un commercialista, convenzioni con servizi legati alle persona (asili, cooperative), piuttosto che la lavanderia con ritiro e consegna in ufficio.
Il giudizio sugli attuali livelli di servizi offerti dalle aziende è abbastanza critico: quasi il 49% vorrebbe che il livello del welfare aziendale fosse sia ampliato che migliorato, il 22% chiede solo un incremento, il 29% esprime un parere buono o ottimo.

Al momento, i servizi maggiormente offerti dalle aziende sono i buoni pasto e la mensa aziendale, rispettivamente al 27,5% e 25,5%, seguiti da orario flessibili e assistenza medica. Per tutte le altre voci indicate, le percentuali oscillano fra il 4 e l’8%.

Il 54% esprime ottimismo nei confronti della possibilità di un miglioramento futuro dei piani aziendali, mentre l’11 è pessimista e attende un peggioramento. Il 59% degli intervistati è molto favorevole all’attuazione di nuovi servizi. Secondo i dipendenti, il welfare aziendale contribuisce a incrementare la produttività (38%), ridurre l’assenteismo (34%), accrescere il senso di appartenenza all’azienda (33%), valorizzare il capitale umano (32%) e migliorare il clima aziendale (30%), attirare nuovi talenti (22%), fidelizzare i lavoratori (28%).

«Se ben impostato e gestito» commenta Enrico Finzi, sociologo e presidente di AstraRicerche, «il welfare aziendale può contribuire a un nuovo patto tra i lavoratori e le loro organizzazioni produttive migliorando il clima aziendale e motivando i dipendenti, a favore di una maggior efficienza aziendale e di un miglioramento dell’immagine sociale dell’impresa stessa».