Le incognite del rating

di Liliana Adamo

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Risale all'aprile scorso la valutazione positiva di Moody's sull'andamento del nostro debito, mentre oggi, la posizione è del tutto diversa.

Rating, a dispetto di un presunto “giro di vite”, da più parti sollecitato e mai applicato, continuano a destare polemiche i rebus altalenanti sulle reali capacità di uno Stato (corporation o banca che siano), a rimborsare capitali, corrispondendo interessi su emissioni d’obbligazioni.

Dunque, ancora loro, le temibili agenzie di rating, bollate come “inaffidabili” in casi clamorosi come Parmalat o Lehman Brothers ma capaci d’attribuire il “colpo di grazia” alle economie allo sbando come nel caso della Grecia e mettere a soqquadro gli acciaccati equilibri dell’intera Eurolandia.

L’ennesima doccia fredda è stata la valutazione sul passivo italiano da parte della statunitense Standard & Poor’s, che potrebbe tagliare il rating ai titoli di Stato, ponendo in osservazione il giudizio di “Aa2” verso un possibile ribasso. Questo accadeva lo scorso maggio; adesso, anche l’agenzia Moody’s sembra orientarsi al deprezzamento sulla sostenibilità del debito pubblico; un giudizio “barcamenante”, poiché, soltanto ad aprile, la stessa agenzia, rassicurava sulla stabilità del nostro debito. In sostanza, l’incognita è passare da “stabile” a “negativo”.

Per Standard & Poor’s sotto indagine erano le banche italiane, considerate “poco affidabili” in un momento di transizione così importante. Nel giudizio “out” rientravano Mediobanca, Bnl, Findomestic e Intesa. Le interpretazioni di Moody’s, invece, in vista di un possibile downgrade vertono principalmente sul fronte della crescita; per le annose debolezze strutturali dell’Italia, possibile crescita dei tassi d’interesse, mancato consolidamento dei conti pubblici. Uno scenario che potrebbe far saltare l’intero sistema, non più in ambiti sostenibili, con rischi legati al finanziamento dei Paesi Europei con alti livelli di debito.

La levata di scudi di fronte al pressing, non si è fatto attendere, mentre c’è chi ha preso terribilmente sul serio il “sintomo premonitore” contro la solidità finanziaria dell’emittente, in questo caso, il nostro paese.  Se di abbaglio si può parlare, è vero che del rating, il cosiddetto “mercato globale” sembra non poterne farne a meno. Per sottoscrivere “obbligazioni sicure”, con il rating più alto, bisognerebbe esaminare nel dettaglio la situazione reale dell’emittente e ciò non è sempre facile.

Intanto, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, le previsioni del 2012 confermano una crescita al +1,3%, mentre tengono i conti pubblici; anche se, l’invito è rivolto a una rapida e solerte attuazione riguardante i piani di risanamento e alle attese riforme strutturali del nostro Paese.

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