Banche, gli stress test non convincono il mercato

di Barbara Weisz

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Otto bocciate in Europa, ma ci sono 16 rimandate fra cui il Banco Popolare. Promosse a pieni voti le altre quattro italiane. Ancora tensioni in borsa.

Le banche italiane sono state tutte promosse. In Europa, su 90 istituti sottoposti agli stress test, sono stati otto a non superare l’esame. Ma altri sedici sono stati rimandati, e pur avendo meritato la sufficienza devono migliorare i requisiti di capitale. Fra questi c’è anche l’italiano Banco Popolare. Sono i risultati comunicati dall’Eba, l’autorità europea di vigilanza, venerdì scorso a mercati chiusi. La reazione delle borse dunque si è vista oggi, e certo non è stata delle più favorevoli: il comparto bancario perde su tutti i listini del Vecchio Continente e trascina al ribasso gli indici.

Ma iniziamo dai risultati degli stress test. Sono state bocciate cinque banche spagnole, Caja 3, Banco Pastor, Catalunya Caixa, Unnim e Cam, due greche, Atebank ed Eurobank, e una austriaca, Volksbanken. Devono raccogliere 2,5 miliardi di euro di nuovo capitale. Hanno tempo fino al 15 ottobre per presentare un piano di ricapitalizzazione (il parametro è il core tier 1 che deve essere sopra il 5%), e poi dovranno metterlo in pratica entro la fine del 2011.

Anche fra le 16 banche rimandate le più numerose sono spagnole, sette in tutto: Banco Popular, Nova Caixa Galicia, Bankinter, BFA Bankia, Banca Civica, Banco Popolare e Caixa Ontinyent. Due gli istituti greci, il Gruppo Bancario Pireus e la Hellenic Postbank, due i tedeschi, Hsh Nordbank e Norddeutsche Landesbank, e due le banche portoghesi, Espirito Santo Fin Group e il Banco Comercial Portugues, quindi la cipriota Marfin Popular Bank, la slovena Nova Ljubljanska Banka. Infine, il già citato italiano Banco Popolare.

Questi istituti hanno superato l’esame, ma con una sufficienza un pò risicata, nel senso che hanno un indice di patrimonializzazione, il core tier 1, fra il 5 e il 6%. Anche loro devono presetare un piano entro il 15 ottobre ma rispetto alle otto bocciate hanno più tempo per metterlo in pratica: fino al 15 aprile del 2012.

Per le altre banche italiane la promozione è a pieni voti, così come è positiva la tenuta del sistema Italia nel suo complesso, con un indice medio del 7,3%. Il risultato milgiore è quello di Intesa, all’8,9%, seguita da Ubi, 7,4%, Unicredit, 6,7% e Mps, 6,3%. C’è da dire che in realtà il Banco Popolare, con la conversione di un bond soft manadatory sale sopra il 6%, precisamente al 6,2%. E che nel fine settimana ha varato un maxi piano di riassetto.

Rispetto ai test dello scorso anno, è simile il numero dei bocciati (nel 2010 erano stati sette), mentre è più basso il capitale richiesto, che era a 3,5 miliardi l’anno scorso mentre oggi è a quota 2,5 (sotto le attese degli analisti). I criteri sono stati molto più stringenti: tremila i punti di valutazione, contro i 150 del 2010. Un’altra differenza è determinata dalla forte incertezza dello scenario europeo. Lo ha sottolineato lo stesso presidente dell’Eba, Andrea Enria: «la situazione del debito sovrano è mutata da quando è stato fissato lo scenario preso in esame. L’outlook del rischio per le banche europee è fonte di preoccupazione».

Infine c’è da registrare un piccolo colpo di scena: fra le 91 banche esaminate ne manca all’appello una, la tedesca Helaba, che non ha acconsentito alla pubblicazione dei dati criticando la metodologia adottata.
In Italia, positive le reazioni di Bankitalia, del governo e dell’Abi.

Ma a reagire negativamente è il mercato. In Europa, indici in netto ribasso, con maglia nera a Piazza Affari. Il settore peggiore è quello delle banche, in Italia come in tutta Europa. Fra i motivi di perplessità del mercato, oltre al fatto che i 2,5 miliardi di capitalizzazione sono pochi rispetto alle attese, il fatto che non viene presa in esame l’ipotesi di default della Grecia.

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