Tutela del clima? Più occupazione

di Liliana Adamo

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Per difendere l?ambiente servono obiettivi europei più ambiziosi, produrrebbero benefici e posti di lavoro. La ricerca dell?Università di Postdam.

La tutela del clima incoraggia la crescita economica. Un assioma dimostrato nei fatti ma non nella pratica politica che si muove con estrema indolenza. Mentre l’Europa fa i conti con il sempre crescente numero di disoccupati, l’attivissimo istituto di ricerca sull’impatto del clima, designato nel 1992 alla città tedesca di Potsdam, sembra aver trovato la ricetta giusta, calcolando gli effetti economici se l’Unione europea modificasse i suoi obiettivi in materia di politica climatica, per raggiungere entro il 2020, una riduzione del 30%, anziché del 20%, sulle emissioni di CO2. I risultati? Si attesterebbero intorno alla creazione di sei milioni di nuovi posti di lavoro e una crescita economica media per l’intera area di circa lo 0,6%.

Nel frattempo, uno studio del ministero dell’ambiente tedesco annuncia un primato che non ha precedenti: nel 2009 si è verificata la prima, sostanziale riduzione nelle emissioni di gas serra dalla nascita della Repubblica Federale (1945).

Equiparate a quelle del 2008, le emissioni sono diminuite del -8,4% e, rispetto al 1990 la diminuzione complessiva è pari al -29%. Effetto della crisi economica, senz’altro, ma anche della determinazione teutonica, poiché, nel protocollo di Kyoto, la Germania aveva promesso una diminuzione del 21%, da realizzarsi soltanto tre anni dopo, vale a dire nel 2012.

Il fattore più importante, secondo il ministro dell’ambiente, Norbert Röttgen, sta in una crescita economica favorita dalla protezione del clima (come suggerisce l’Istituto di ricerca di Potsdam) e non in una mancanza di crescita che favorisca la riduzione del temuto global warming. «Per questo continueremo a imporre lo sviluppo d’energie rinnovabili ed efficienza energetica: solo così potremo garantire una protezione del clima a lungo termine e allo stesso tempo stimolare la crescita economica».

Entro il 2020 il governo tedesco sembra avere tutte le intenzioni di ridurre le emissioni fino al 40%. Una percentuale che supera di molto quelle stabilite da altri paesi industrializzati, addirittura più del doppio. L’accordo di Copenhagen (non vincolante), prevede un adattamento pari al 20% per le emissioni entro la stessa data.

Da un paese che, a pieno titolo, si è dimostrato vero traino economico d’Europa, un esempio evidente dell’assioma di cui sopra.

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