Dopo la manovra, sos crescita da Confindustria

di Barbara Weisz

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Riviste al ribasso le stime sul pil per quest'anno e per il 2012. Confindustria chiede misure per lo sviluppo. Vertice sulla crescita al ministero.

La crescita italiana nel 2011 si fermerà allo 0,7%. La previsione è firmata dal Centro Studi Confindustria, che oggi ha rivisto al ribasso le stime sul Pil alla luce delle manovre economiche dell’estate. Ma lo dice anche la Commissione di Bruxelles, che ha a sua volta diramato le nuove previsioni sull’economia comunitaria e all’Italia assegna lo stesso ritmo di crescita di Viale Astronomia: 0,7% appunto. Le stime europee, però, non tengono conto degli effetti della manovra. Quest’ultima, secondo il commissario agli Affari Economici, Olli Rehn, va nella giusta direzione e non impatterà sulla crescita di qeust’anno.

Ma proprio in considerazione del rallentamento della ripresa, è lo stesso Rehn a sottolineare che ora il governo italiano deve intensificare le misure di stimolo della crescita.

Misure che potrebbero essere in vista. Rehn assicura che le autorità italiane stanno prendendo questo aspetto in considerazione. E oggi su questo c’è stato un vertice al ministero dell’Economia, con i rappresentanti di Abi e Confindustria. Al termine, il titolo dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha spiegato che l’obiettivo del governo è un decreto per lo sviluppo, mentre il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha spiegato che sono quattro i punti su cui ci si sta concentrando: opere pubbliche, liberalizzazioni, internazionalizzazione delle imprese, modernizzazione delle relazioni industriali.

Il report di Confindustria, nel frattempo, misura gli effetti della manovra bis, approvata ieri in via definitiva dalla Camera, e di quella precedente, del luglio scorso. Due manovre «indispensabili e senza alternative» spiega il Centro Studi Confindustria, che però hanno un impatto negativo sullla crescita. Nel dettaglio, lo 0,7% previsto sul Pil 2011 rappresenta una revisione al ribasso rispetto allo 0,9% precedentemente stimato e anche rispetto allo scenario peggiore che era stato preventivato nelle stime macroeconomiche di giugno, quando il report precisava che in assenza di misure strutturali la crescita di quest’anno si sarebbe fermata allo 0,8%.

Ancora peggiori sono le previsioni per il 2012, che scendono allo 0,2% (mentre prima erano pari all’1,1% oppure, nello scanrio peggiore, allo 0,6%). Significa un impatto vicino al punto percentuale, imputabile alle manovre dell’estate.

Gli industriali criticano in particolare quella di agosto, «concentrata sulle entrate per il 65%, che potrebbe diventare 75% se i tagli agli enti locali saranno compensati da maggiori imposte e tariffe locali» e che non aggredisce «il problema che è alla base della sostenibilità economica e sociale del risanamento», ovvero «la bassa crescita».

Dunque, la sollecitazione che arriva al Governo da parte di Viale Astronomia è abbastanza chiara. La presidente degli imprenditori Emma Marcegaglia auspica un «disegno organico» di riforme, da varare a breve, in caso contrario «il governo si prenderà una responsabilità pesantissima».

Quanto alle previsioni sull’economia italiana arrivate dalla Commissione di Bruxelles, lo 0,7% rappresenta un abbassamento di tre punti percentuali dal precdente 1%. L’Italia cresce meno della media di Eurolandia, che è pari a un +1,6%, e dell’intera Ue, +1,7% (anche in questo caso però c’è una revisione al ribasso dal precedente 1,8%). Riviste al ribasso anche le stime su Francia e Olanda, stabili quelle per la Spagna, mentre la Germania si conferma l’economia trainante, con numeri addirittura al rialzo, al 2,9% dal precedente 2,6%.

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