Il vino, business al femminile

di Liliana Adamo

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La produzione di vini di qualità diventa sempre più un'attività al femminile di personaggi noti e meno noti, Ecco un settore che non conosce crisi.

La passione per l’industria del vino non conosce frontiere. Ma soprattutto non conosce differenze legate al sesso di chi se ne occupa a livello professionale e lo vede sia come business sia, per forza di cose, come passione. Ultimamente sono le donne ad affacciarsi – oltre che a confermarsi – al vertice di aziende vinicole in Italia, come succede nello sconosciuto paese di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, nelle “Terre Nobili” di Calabria, dove l’imprenditrice Lidia Matera continua la produzione autoctona e biologica fra i vigneti di suo padre, Ennio, in un’azienda vinicola fondata alla fine degli anni sessanta.

E tale ostinazione, unita all’intuito per i nuovi mercati, marketing, relazioni sociali cui dedicarsi, bilanciando le proprie idee anche sulle attese dei compratori, si è rinsaldata nel tempo in un’opera di rivalorizzazione ambientale, che ricorda lo splendore per le produzioni dei grandi vini esclusivi, gli stessi che allietavano le mense degli aristocratici nel secolo scorso

Se la crisi attuale mette in ginocchio gran parte del comparto agricolo, l’investimento (umano e non solo), che l’imprenditrice bolognese riversa nell’antica terra di suo padre sembra aver dato i suoi frutti. In un’ottica aziendale tutt’altro che antiquata per ottenere prodotti d’elevata qualità che rispecchino pienamente le caratteristiche del luogo di provenienza, si utilizzano principi dell’agricoltura biologica, accurate valutazioni in cantina, tecniche agronomiche mirate alla selezione e alla peculiarità, si studiano composizione e caratteristiche del suolo, affinché il prodotto finale corrisponda esattamente alla predisposizione del territorio, con i suoi profumi e sapori.

Che dire poi di un Sangiovese Acino D’Oro che porta la firma dell’attrice Stefania Sandrelli? Altra storia d’imprenditoria tutta al femminile per un vino davvero poco “vip”; l’artista viareggina ha sorseggiato il suo primo bicchiere (un bianco sauvignon), durante le riprese di “Novecento” e da allora è costantemente alla ricerca di vini che siano generosi e in fondo, semplici. A Gaiole in Chianti, nell’azienda che conduce insieme al suo compagno di vita, Giovanni Soldati e al socio, Sandro Bottea (famoso distillatore a Treviso), nasce un Chianti Classico Docg annata e riserva, un Sangiovese con appena il 5% di canaiolo, vino rustico, da tavola, di rara bevibilità.

Senza dubbio, le antesignane di un trend che apre le porte a un nuovo, immenso mercato, sono state le donne della storica famiglia Lungarotti, in Umbria: Chiara, che ha acquisito una straordinaria competenza per la vigna e il terroir; Teresa, esperta di comunicazione ed enologia, grazie a una flessibilità tutta femminile; e la loro madre, Maria Grazia. E’ quest’ultima che ha creato l’immagine complementare alla bellezza del vino, concentrandosi sull’espressione artistica. È lei, infatti, che cura la collezione d’arte di casa Lungarotti dove i grandi vini si trovano a maturare affianco a grandi opere di tutti i tempi.

Oggi, la produzione vinicola Lungarotti vende tre milioni di bottiglie l’anno e, alcune, come il Torgiano Rosso Riserva Rubesco Vigna Monticchio, sfiora il miracolo: unico Sangiovese al di fuori della Toscana, capace di contendere il gusto del Brunello di Montalcino, per classe e longevità.

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