Cresce la ricchezza privata. Ma nel mondo restano forti diseguaglianze

di Carlo Lavalle

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Global Wealth Report: Cina, India e i mercati emergenti motori della crescita. I super ricchi sono l'1% della popolazione, con il 40% delle ricchezze.

Negli ultimi dieci anni la ricchezza privata mondiale* è aumentata passando a 231 mila miliardi di dollari con un incremento del 14% in un solo anno (2010-2011) grazie soprattutto allo sviluppo dei mercati emergenti dell’Asia Pacifica (Cina, India in primis). Entro il 2016 si stima possa crescere ancora di più raggiungendo quota 345 mila miliardi di dollari.

E’ questo il panorama che emerge dalla seconda edizione del Global Wealth Report (GWR), una indagine tra le più complete sulle dinamiche della ricchezza privata dell’intera popolazione mondiale adulta (4,5 miliardi di persone), curata dal Credit Suisse Research Institute in collaborazione con i professori Anthony Shorrocks e Jim Davies, grandi conoscitori della materia, autori della pubblicazione “Personal Wealth From a Global Perspective”.

Secondo Osama Abbasi, manager del Credit Suisse, “il rapporto conferma che questi sono tempi di cambiamenti decisivi in cui sta prendendo forma una radicale riconfigurazione dell’ordine economico mondiale. Le economie emergenti rappresentano importanti fattori della ripresa mondiale e rimangono i più fondamentali motori di crescita per il benessere globale”.

Le trasformazioni in corso non intaccano però il primato degli Stati Uniti che si distinguono per essere, considerati gli ultimi 18 mesi, il più grande produttore di ricchezza a livello internazionale, contribuendo con 4.600 miliardi di dollari. Nondimeno, l’area dell’Asia-Pacifico porta in dote alla ricchezza globale la maggiore quota, pari al 36% a partire dal 2000 e il 54% dal 2010.

Cina, Giappone, Australia e India si piazzano inoltre tra i primi sei paesi nella classifica dei principali creatori di ricchezza nel mondo. La nazione più ricca, tenendo conto di una media per adulto, è invece la Svizzera l’unica ad aver registrato una cifra superiore ai 500 mila dollari seguita da Australia e Norvegia con 300 mila dollari.

Nell’Asia Pacifica la ricchezza totale delle famiglie è cresciuta da 61 mila miliardi dollari, calcolata dal gennaio 2010, a 75 mila miliardi nel giugno 2011, segnando un incremento del 21%. Nello stesso periodo nel Nord America e in Europa è aumentata rispettivamente del 9,2% e del 4,8%. Ciò, sommato a un più alto indebitamento medio per adulto in Europa rispetto all’Asia Pacifica, riflette lo spostamento del potere economico dal mondo sviluppato alle economie emergenti.

Altro aspetto di notevole interesse riguarda le statistiche sulla distribuzione della ricchezza: 231 mila miliardi di dollari equivalgono a 51 mila dollari per adulto ma secondo l’analisi del GWR per appartenere al 10% della popolazione più ricca (84% della ricchezza mondiale) occorrono almeno 82 mila dollari e 712 mila dollari per entrare nell’èlite dei ricconi costituita dall’1% della popolazione adulta totale (44% della ricchezza mondiale).

Al top della piramide della ricchezza si trovano infatti 29,7 milioni di persone che posseggono il 38,5% della ricchezza privata globale, pari a circa 89 mila miliardi di dollari. All’interno di questa fascia può essere individuato un ulteriore segmento di super-ricchi (84.700 individui residenti per la maggior parte in Nord America e in Europa) che ha in media un patrimonio netto superiore a 50 milioni di dollari. Tra questi quasi 29.000 posseggono un patrimonio di almeno 100 milioni di dollari mentre un gruppo di soli 2.700 individui va oltre la soglia di 500 milioni di dollari.

In basso, 3,1 miliardi di persone, circa 2/3 della popolazione adulta globale, detengono un po’ più del 3% della ricchezza mondiale con in media meno di 10.000 dollari mentre un miliardo di individui si colloca in uno scaglione più elevato in un intervallo tra i 10 e i 100.000 dollari. La condizione dello strato inferiore è ampiamente diffusa in diversi paesi. In quelli più sviluppati rappresenta una situazione transitoria che colpisce magari giovani che non hanno interesse a risparmiare o anziani con gravi problemi di salute costretti ad affrontare spese mediche elevate ma in ogni caso è un fenomeno in espansione. Diverso il caso di India e Africa nei quali il 90% della popolazione adulta è ricompresa in questo livello. In alcuni paesi africani sotto-sviluppati la percentuale è poco meno del 100%.

In Italia, i cui dati sono stati estrapolati da fonti Ocse, Bankitalia ed Eurostat, le cose non vanno male. L’Italia, fermo l’alto tasso di proprietà, occupa la terza posizione, dopo Usa e Giappone, tra i paesi con la maggiore quantità di soggetti in possesso di più di 100.000 dollari e si classifica al sesto e al nono posto per numero di milionari e super ricchi. Tuttavia, l’indebitamento delle famiglie italiane è in crescita, segnalato dalla variazione del rapporto debiti/reddito tra il 1978 e il 2009 e anche il tasso di risparmio va decrescendo.

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