Toyota richiama 550.000 auto

di Carlo Lavalle

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Un altro mega richiamo di auto Toyota. Sotto accusa il servosterzo. L'azienda nniponica resta tuttavia il primo produttore al mondo.

I problemi non finiscono mai per le auto prodotte sotto il marchio Toyota: ieri erano i sensori dell’airbag e il pedale dell’acceleratore, oggi lo sterzo, ancora prima il sistema di distribuzione del carburante.

Mercoledì, dopo aver ricevuto nuove e ripetute segnalazioni di difetti di funzionamento, la principale casa automobilistica giapponese, parte del primo gruppo al mondo per numero di auto vendute ha annunciato una nuova campagna globale di richiami che riguarda 550.000 veicoli. La maggior parte, 420.000, sono stati venduti negli Stati Uniti, mentre 38.000 sono stati acquistati in Giappone, 25.000 in Australia e Nuova Zelanda e 14.000 in Europa.

I modelli interessati sono Avalon, anno di produzione 2004, Camry 2004-2005, Highlander 2005-2006, Highlander hybrid 2006, Sienna 2004-2005, ES330 2004, RX330 2004-2005 e RX400h 2006.

La decisione di richiamare le vetture è stata presa a causa di un difetto riscontrato nella puleggia dell’albero motore che provoca rumore e/o accensione di una spia di allarme, potenzialmente in grado di pregiudicare il corretto azionamento del dispositivo del servosterzo. Dion Corbett, portavoce Toyota, ha però spiegato, rassicurando la clientela, che per il momento non vi sono state conseguenze dannose come incidenti o infortuni.

Ma la reputazione del costruttore giapponese, nonostante gli sforzi della diplomazia commerciale, risulta già parecchio compromessa: si calcola che solo negli Stati Uniti dal 2009 sono diversi milioni le autovetture richiamate. Nel passato recente ha inciso la cattiva gestione del management Toyota della vicenda dei 2,3 milioni di veicoli sottoposti a controllo per un malfunzionamento del pedale dell’acceleratore. Grazie ad una condotta non proprio all’altezza della situazione la casa giapponese, multinazionale con stabilimenti presenti in tutto il mondo, ha dovuto pagare una maxi-multa di 32,4 milioni di dollari alla National Highway Traffic Safety Administration, ente Usa competente in materia di vigilanza sulla sicurezza stradale e dei veicoli, essendo riconosciuta responsabile di ritardo nella segnalazione del guasto alle autorità preposte.

Nel frattempo precipitano utili, fatturato e valore azionario. Nel periodo aprile-settembre 2011 le vendite sono scese di circa il 17%. Come se non bastasse, il maltempo ha seriamente danneggiato importanti impianti thailandesi costringendo Toyota a fermare la produzione in loco con gravi ripercussioni sul circuito internazionale di rifornimento dei componenti. La Thailandia rappresentava uno di quei paesi, insieme a India e Indonesia, su cui la dirigenza maggiormente contava per ottenere compensazioni di mercato dopo l’impatto disastroso del terremoto sulle vendite in Giappone e Nord America.

Questo si è sommato ai danni del terremoto e dello tsunami che l’11 marzo scorso hanno colpito il Giappone, danneggiando molti stabilimenti (di tutte le Case auto) e fermando la produzione e l’export.

L’azienda del sol levante, comunque, mantiene ancora la leadersship mondiale per numero di auto vendute. Un recente studio internazionale, infine, ha valutato il marchio Toyota quello con più valore al mondo nel settore dell’automotive, pari a 27,8 miliardi di dollari tallonato dai 27,4 miliardi di Mercedes.

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