Monti, il programma: rigore, crescita ed equità

di Barbara Weisz

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Monti presenta il programma di governo: focus su giovani, donne (con sgravi fiscali), imprese. Torna l'Ici sulla prima casa. Poi pensioni e lavoro.

La situazione è di seria «emergenza» e per affrontarla Mario Monti spiega ai senatori che il suo intende essere un «governo di impegno nazionale». A quelle che sono state le due parole chiave di questa crisi economica, rigore e crescita, il nuovo premier ne aggiunge una terza: equità.

Il suo è un programma che guarda all’Europa, di cui l’Italia è parte fondamentale, che vuole rasserenare il mercato e la comunità internazionale, ma che si pone anche l’obiettivo di contribuire «in modo rispettoso e con umiltà» a «riconciliare i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica». Un programma che si «compone in due parti»: misure per affrontare l’emergenza (basate sui tre pilastri di rigore, crescita ed equità) e altre di orizzonte temporale più lungo per modernizzare le strutture economche e sociali.

Sono questi i punti centrali del programma di governo che il premier Mario Monti ha presentato al Senato e sul quale chiede la fiducia (il voto è previsto per il tardo pomeriggio di oggi a Palazzo Madama mentre domani è in calendario il passaggio alla Camera).

Il programma in forma dettagliata sarà «illustrato dai singoli ministri» nelle diverse aree di competenza. Ma le linee guida sono state spiegate dal premier.

Tornerà l’Ici sulla prima casa, la cui esenzione è «una peculiarità», se non «un’anomalia» tutta italiana.

Saranno probabilmente necessari nuovi interventi sulle pensioni, non toccando ulteriormente l’età pensionabile (che oggi, comprendendo le finestre, è più alta di quella di Francia e Germania). In generale, grazie ai ripetuti interventi degli ultimi anni, il sistema pensionistico italiano è «fra i più sostenibili d’Europa», ma resta «caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio».

Quanto al mercato del lavoro, «con il consenso delle parti sociali» dovrà essere riformato, anche e soprattutto per eliminare la forte dualità fra lavoratori garantiti e no. Il governo si propone di disegnare «un nuovo ordinamento» da applicare ai nuovi rapporti di lavoro, mentre «non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere». Fra le linee guida illustrate: lo spostamento della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, il superamento di «rischi e incertezze che scoraggiano le imprese» a ricorrere ai contratti a tempo indeterminato. Prevista anche una «riforma degli ammortizzatori sociali» per dare copertura a chi resta temporaneamente senza lavoro, favorire il reinserimento nel mercato del lavoro.

Monti ha anche sottolineato la necessità di combattere con maggior efficacia il lavoro sommerso, e quella di favorire la conciliazione fra vita privata e vita lavorativa.

Sottolineata l’esigenza di misure rivolte ai giovani e alla meritocrazia, per permettere all’Italia di puntare maggiormente sui proprio talenti.

Altro obiettivo: assicurare «la piena inclusione delle donne» nella vita lavorativa, sociale e civile del paese, anche studiando «l’opportunità di una tassazione preferenziale per le donne».

Sul fronte fiscale, lotta all’evasione, come detto Ici sulla prima casa (in genere Monti ha parlato di un’imposizione bassa sui patrimoni immobiliari). La direzione da intraprendere è quella di alleggerire la pressione su lavoro e imprese e traferirla sui consumi e sulle proprietà.

C’è l’impegno a tagliare i costi della politica, dando un «segnale concreto e immediato» di sobiretà e allineanndosi alle best practice europee. «Per quanto di mia diretta competenza, avvierò immediatamente una spending review del Fondo unico della Presidenza del Consiglio» ha spiegato Monti.

Sul fronte del bilancio, al servizio del pareggio in costituzione (da attuare mediante apposita legge costituzionale, come già previsto) si può affidare ad autorità indipendenti il controllo sul rispetto della regola.

Dunque rigore sui conti, crescita, giovani, donne, imprese: questi i punti centrali che il governo si propone di affrontare. La sfida è importante, non solo per l’Italia ma per l’Europa intera, che vive uno dei momenti più difficili del dopoguerra. La posta in gioco è alta, perchè l’Europa non può sopravvivere «se dovesse fallire l’unione monetaria». La crisi ha fatto emergere un problema di governance che va risolto a livello europeo, nel frattempo l’Italia deve fare il possibile per restare fra i grandi protagonisti dell’Unione e «contribuire a pieno titolo alll’elaborazione» di riforme europee.

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