Nokia, bilancio in rosso

di Carlo Lavalle

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Nokia: le perdite del gruppo finlandese costruttore di telefonini sono consistenti ma il titolo in Borsa torna a crescere.

Situazione in rosso per Nokia che ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con perdite in aumento attestate a 1,41 miliardi di euro, quasi volte tanto rispetto a quelle dello stesso periodo del 2011.

Il tonfo delle vendite di smartphone è micidiale: sono crollate del 39% in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente, e del 14% rispetto ai primi tre mesi del 2012. I ricavi totali hanno registrato una caduta del 19% a 7,54 miliardi di euro.

Tuttavia, il titolo ha guadagnato terreno in Borsa con un balzo del 10% circa. Questa performance si deve sia al mantenimento della cassa netta a 4,1 miliardi di euro, rimasta invariata tra il primo e secondo trimestre 2012 anche considerando il pagamento a maggio di 742 mln euro di dividendi, sia alle prospettive di vendita dei nuovi smartphone.

Il gruppo finlandese ha infatti venduto 4 milioni di Lumia, dispositivi che hanno installato il sistema operativo Microsoft WindowsPhone. Per l’amministratore delegato di Nokia Stephen Elop l’azienda è in un momento di transizione ma “gli impiegati stanno dimostrando la loro determinazione nel rafforzare la nostra competitività, migliorare il modello operativo e gestire attentamente le risorse finanziarie”. Nel futuro sono previsti aggiornamenti degli attuali modelli Lumia oltre il debutto di Windows Phone 8 che rappresenterà un catalizzatore per questi device.

Nokia conferma d’altra parte che le vendite dei Symbian stanno diminuendo rapidamente. Chiaramente, com’era prevedibile, il loro minore acquisto sul mercato non poteva essere compensata immediatamente dai nuovi terminali mobili.

Il consiglio di amministrazione di Nokia ha inoltre dichiarato che assumerà un atteggiamento prudente sulla remunerazione degli azionisti nel 2013 in quanto la società sarà ancora attraversando un periodo di passaggio. Nel giugno scorso sono stati annunciati tagli del personale pari a 10.000 unità (un dipendente su cinque) e il programma di riorganizzazione avviato dall’azienda comporterà un processo di ristrutturazione critico.

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